Flatlandia e il corpo glorioso

Astratto

Il libro Flatlandia e i suoi sensi letterale, allegorico, morale e anagogico. Corpo glorioso di Cristo. Verginità perpetua di Maria. Ipotesi: le caratteristiche del corpo glorioso, definite nel catechismo di San Pio X agilità e sottigliezza, in uno spazio a quattro dimensioni.

Flatlandia

Titolo originale: Flatland – A romance of many dimensions
Titolo italiano: Flatlandia – racconto fantastico a più dimensioni
Autore: Edwin A. Abbott (1838 – 1926), teologo anglicano, scrittore, educatore
Anno di pubblicazione: 1884
Dimensioni: 166 pagine (edizione italiana Adelphi)

Flatlandia è il libro che mi ha cambiato la vita. Il primo a insegnarmi che il mondo è più di ciò che cade sotto i nostri sensi. Credo di averlo letto per la prima volta intorno ai  5-6 anni, e da allora riletto n volte. È uno dei libri più importanti che siano mai scritti.
Flatlandia. “Flat-land”: terra piatta. Un libro ambientato in un altro mondo, un universo a due dimensioni. Gli abitanti sono figure geometriche, i maschi sono poligoni, le femmine sono segmenti. Il narratore è un quadrato che scrive in prima persona e si rivolge a un pubblico di lettori “della terza dimensione”. Il libro è diviso in due parti, ciascuna introdotta da una citazione di Shakespeare:

Parte I – Questo Mondo – «Abbi pazienza, ché il mondo è vasto e largo»
Il narratore descrive il mondo di Flatlandia e la vita nel piano a due dimensioni.
Parte II – Altri Mondi – «O nuovi e arditi mondi, Patria di tali genti!»
Il narratore riceve la visita di una Sfera ed è portato nel mondo tridimensionale.

Schema dantesco sui quattro sensi del testo: letterale, allegorico, morale, anagogico. Letterale è ciò che il testo dice; allegorico è ciò che il testo implica; morale è ciò che il testo insegna a fare; anagogico è la verità soprannaturale che il testo esprime.
Un testo perfetto, secondo questo schema, possiede tutti e quattro questi sensi. La Bibbia è un testo perfetto. Flatlandia è un testo perfetto.


§ letterale

Il senso letterale è geometrico e didattico. Siamo catapultati in un mondo di angoli. Il flatlandese si muove in un piano e il suo orizzonte visivo è una linea. Le persone e le cose appaiono come segmenti o punti, i flatlandesi si riconoscono l’un l’altro con l’udito oppure tastandosi per misurare l’ampiezza dell’angolo. Il libro non contiene teoremi o formule, perché non intende insegnare geometria, ma invogliare il lettore a studiarla: che è in effetti la miglior pedagogia possibile.


§ allegorico

Che cos’è quest’allegoria? È una proporzione tra due o più elementi di un testo (espliciti) e altrettanti significati che non sono nominati nel testo ma ai quali si allude (impliciti). Questo sta ad X come quello sta ad Y. Le fiabe di Esopo sono allegorie: il lupo sta al prepotente come l’agnello sta all’innocente. Le parabole evangeliche sono allegorie e quando Cristo spiega la parabola del seminatore (Mt 13,18), illustra la proporzione allegorica.
Il senso allegorico trionfa nella prima parte di Flatlandia. Edwin A. Abbott allegorizza brillantemente alcuni tratti della società inglese del suo tempo. Talvolta l’allegoria diventa satira e critica sociale. Una illustrazione dettagliata richiederebbe molto spazio. Mi limito qui alle principali allegorie.

 La gerarchia sociale. I flatlandesi sono divisi in gerarchie basate sul numero di lati (per i maschi). La grande distinzione è tra Irregolari e Regolari. Tutti gli irregolari sono triangoli isosceli (solo due lati e due angoli uguali) e acuti (l’angolo diseguale è più stretto). La cultura flatlandese predica che l’ampiezza dell’angolo è proporzionale all’intelligenza del triangolo, e dunque necessariamente (allegoria lombrosiana) i triangoli molto irregolari  sono stupidi e delinquenziali; sono inoltre molto pericolosi perché il vertice acuto è un’arma assai tagliente. Feccia da governare con pugno di ferro.
I Regolari sono i poligoni i cui angoli sono tutti uguali. Un triangolo equilatero è un commerciante, un quadrato è un avvocato, un pentagono è un medico: professioni in certa misura rispettabili agli occhi della nobiltà inglese fine ‘800 nota 1.

Dagli esagoni in su comincia la nobiltà. Ottagoni, decagoni, icosagoni… quando i lati sono così tanti da non essere agevolmente visibili, è impudico misurarli e si dice che questi poligoni sono cerchi. Non lo sono davvero (tecnicamente, un cerchio è un poligono in cui il numero di lati è infinito e la lunghezza di ogni lato è infinitesima), ma sono considerati tali per convenzione sociale. Sono nobili, ecclesiastici, governanti. “Al Gran Circolo in carica sono sempre attribuiti, a titolo di cortesia, 10.000 lati”. I depositari della sapienza e della saggezza, qualità che in Flatlandia sono – gnosticamente – stimate più di ogni altra cosa e tutt’uno con il potere.
Le classi sociali sono immutabili come tipo, ma non come stirpe. Nei Regolari, ogni generazione ha un lato in più della precedente: il triangolo equilatero genera un quadrato, che genera un pentagono, eccetera. Negli Irregolari, se il triangolo è obbediente all’ordine costituito, il figlio è un po’ meno isoscele del padre: dopo generazioni di bravi subordinati, un isoscele può arrivare a generare un equilatero. La speranza di un’ascesa sociale per la propria discedenza è un potente oppio del popolo che diminuisce il rischio di rivolte delle classi inferiori, molto frequenti e sempre represse (l’autore allegorizza il timore delle classi alte per il socialismo nascente; Marx aveva pubblicato 17 anni prima il Capitale). L’equilibrio numerico tra i molti irregolari e i pochi regolari è assicurato dal fatto che i primi, proletariamente, hanno assai più figli dei secondi; spesso i circoli sono sterili.

La condizione femminile. Le donne sono segmenti, cioè hanno una dimensione in meno degli uomini. Tutta la loro inferiorità sociale può essere riassunta in questa frase. Poiché il punto estremo di un segmento è in un certo senso il suo angolo privo di ampiezza, la femmina è considerata dalla cultura flatlandese priva di raziocinio e sovrabbondante di emotività, dunque disprezzata. Ma è al tempo stesso assai temuta, perché se è pericoloso il vertice appuntito di un isoscele, è mortale l’estremo acuminato di una donna; inoltre, essendo segmento, vista frontalmente ella non appare più grande di un punto e perciò è quasi invisibile. La società flatlandese è funestata da frequenti casi di ciò che oggi sarebbe chiamato maschicidio: la moglie, stanca di essere trattata dispoticamente dal marito, gli arriva addosso all’improvviso e lo trapassa di punta uccidendolo sul colpo. Tiè.
La cultura flatlandese ha escogitato due metodi per ridurre la strage poligonale. Qui l’allegoria è brillantissima satira. Il primo è imporre alle donne l’obbligo in casa di parlare costantemente, così l’uomo non può farsi prendere di sorpresa. Controindicazione: l’insopportabile chiacchiericcio delle petulanti insopportabili, che non hanno niente di intelligente da dire e lo dicono in continuazione, per cui “si son trovati non pochi cinici affermare di preferire il pericolo dell’aculeo mortale, ma silenzioso”. Il secondo metodo è quello di imporre alle donne fuori casa l’obbligo di muoversi continuamente su sé stesse, di ondeggiare e oscillare, insomma di sculettare. Il movimento armonioso del posteriore rende la donna visibile, pertanto meno pericolosa, dunque è socialmente incoraggiato ed ammirato dai maschi, nonché invidiato dalle altre femmine meno “armoniose”.


§ morale

Specialmente nel trattare la condizione femminile emerge la psiche combattuta del narratore che oscilla tra due atteggiamenti: il vecchio sé di cui fatica a liberarsi – quello di prima della visita della Sfera, l’uomo delle istituzioni ligio all’ortodossia flatlandese – e il nuovo sé, conseguente all’esperienza “mistica” della terza dimensione in cui è stato portato dalla Sfera:

Sbigottito alla vista dei misteri della terra così rivelati al mio occhio indegno, dissi al mio Compagno: «Guarda, sono diventato come un Dio. Perché i saggi al nostro paese dicono che la visione di tutte le cose o, come essi si esprimono, l’onniveggenza, è attributo di Dio solo». C’era un po’ di scherno nella voce dei mio Maestro quando rispose: «Davvero? Allora anche i borsaioli e gli assassini del mio paese dovrebbero essere venerati come Dei dai vostri saggi: perché non ce n’è uno che non veda quel che tu vedi ora. Ma dài retta a me, i vostri saggi si sbagliano». IO. Allora l’onniveggenza è attributo di altri, oltre che di Dio? SFERA. Non lo so. Ma se un borsaiolo o un assassino del nostro paese può vedere tutto quello che c’è nel vostro, non vuol dire che per questo il borsaiolo o l’assassino dovrebb’essere accettato da voi come un Dio. Questa onniveggenza, come la chiamate voi, rende forse più giusti, più misericordiosi, meno egoisti, più amorosi? Macché. Allora come può rendere più divini? IO. «Più misericordiosi, più amorosi!». Ma queste sono le qualità delle donne! E noi sappiamo che un Circolo è un Essere superiore a una Linea Retta in quanto il sapere e la saggezza sono da stimarsi più che il semplice amore. SFERA. Non tocca a me classificare le facoltà umane in ordine di merito. Però molti fra i migliori e i più saggi del mio paese attribuiscono maggior valore agli affetti che al raziocinio, alle vostre disprezzate Linee Rette che ai vostri troppo lodati Circoli.

Il senso morale del libro è anti-gnostico. Tutta la blasonata sapienza dei Cerchi è ignoranza, perché essi non solo non sanno (che esiste una dimensione superiore), ma neppure vogliono sapere né vogliono che si sappia, perché ridimensionerebbe il loro sapere e dunque il loro potere.  Il monito della Sfera “anche i malvagi possono essere molto sapienti” mette in guardia dall’idolatria della conoscenza.


§ anagogico

Ana-gogia = portare in alto. Anagogico è ciò che riguarda cose elevate e che ci eleva. Senso anagogico di un testo è l’insegnamento, esplicito o implicito, di una verità soprannaturale. Quando è implicito, come in questo caso, anagogia e allegoria sono sovrapposte. Edwin Abbott è un teologo anglicano e  Flatlandia è un libro teologico.
Il senso anagogico trionfa nella seconda parte del libro, in cui il narratore racconta le sue avventure in altri mondi.

linelandiaLinelandia. Il quadrato ha un sogno in cui vede un mondo fatto di una sola dimensione: Linelandia, il paese della linea. Gli abitanti maschi sono segmenti, le femmine sono punti (ancora la minus-dimensionalità femminile: povere donne!). Il quadrato si rivolge a una signora la quale – terribile gaffe – si rivela essere il Re di questo mondo. Il quadrato parla “da fuori” e il Re non capisce da dove arrivi la voce, gli sembra che provenga dal suo stesso interno, perché per lui non esistono né destra né sinistra, ma solo avanti e indietro. Il quadrato, rispetto al mondo della Linea, è un essere trascendente.
Le condizioni di vita in Linelandia sono decisamente singolari, in particolare il fatto che il marito e le due mogli (sempre due, perché un segmento ha sempre due punti estremi)  consumano gli amplessi nuziali per mezzo del canto – non potendo toccarsi, perché nessun abitante della Linea può superare chi gli sta davanti, né può passargli di lato perché non esiste un “lato”.
Il quadrato cerca di convincere il Re a credere all’esistenza di una seconda dimensione, dapprima a parole, poi con i fatti: “entra” nella Linea, intersecandola; ne esce; ne rientra. Inutile, il Re crede che si sia solo reso invisibile per mezzo di arti magiche. Il narratore è insultato come truffatore, minacciato di morte, e il sogno finisce.
Perché questa visione? Che ruolo ha nell’insieme narrativo? Ricordo che l’allegoria è una proporzione. Il quadrato, essere a 2 dimensioni, è trascendente rispetto al Re (essere a 1 dimensione) ma è trasceso rispetto alla Sfera (essere a 3 dimensioni). Il quadrato fa l’esperienza del trascendere affinchè possa poi capire meglio l’essere trasceso. Nella proporzione allegorica, noi siamo come il quadrato: siamo esseri a 3 dimensioni, che leggono la storia di un mondo a 2 dimensioni, affinchè possiamo capire meglio la quarta dimensione.

spacelandiaSpacelandia. Il narratore racconta di come riceve la visita della Sfera, che si manifesta improvvisamente nel chiuso di casa sua. La Sfera scende “dentro” Flatlandia, intersecando il piano, perciò si manifesta come un Cerchio. Cerca con le parole di convincere il quadrato dell’esistenza di un mondo a tre dimensioni, la Space-landia, paese dello “spazio” – inteso in senso geometrico come spazio in cui esistono solidi a tre dimensioni.
Il narratore è scettico. La Sfera fa miracoli: altera il proprio aspetto, perché sale e scende e pertanto la sua intersezione con il piano diventa più grande o più piccola; esce dal piano e vi rientra; entra “dall’alto” in una stanza chiusa; prende oggetti da un armadio chiuso a chiave; perfino tocca il quadrato nelle sue viscere. Il narratore è sempre più scettico e furibondo. Non resta che l’ascesi. La Sfera prende il quadrato e lo porta in alto.
Ed ecco che il narratore, “rapito al terzo cielo” come San Paolo, vede. Vede il suo mondo dall’alto. Vede gli angoli che prima poteva solo dedurre al tatto. Vede la superficie della Sfera e apprende concetti come volumi, prospettive, superfici e poliedri. Vede inoltre la Sfera dirigersi al palazzo del governo e manifestarsi ai Circoli supremi di Flatlandia. Sorpresa: il Gran Circolo era già al corrente dell’esistenza della Sfera, la quale torna ogni mille anni a predicare “il vangelo delle tre dimensioni”. Questa è la sua terza discesa nota 2.
La Sfera si manifesta ai potenti del mondo predicando la terza dimensione, il Gran Circolo ne ordina l’immediata esecuzione, la Sfera esce dal piano. Il Gran Circolo ordina che tutti i cerchi mantegano il segreto, e gli altri testimoni siano arrestati o giustiziati. Il potere terreno non tollera poteri superiori.

La quarta dimensione. Il quadrato è ubriaco di dimensioni. Se esiste un mondo 1-d, e poi un mondo 2-d, e poi un mondo 3-d, perché allora non dovrebbe esistere un mondo 4-d, e dopo di questo un mondo 5-d, 6-d, n-d? Il narratore chiede alla Sfera di farlo ascendere ulteriormente e portarlo nel paese delle quattro dimensioni. Ma la Sfera è scettica sull’esistenza di un tale mondo. I ruoli si invertono. Il quadrato applica gli stessi ragionamenti matematici e geometrici, “in stretto accordo con l’Analogia”, per convincere la Sfera che sicuramente quel mondo esiste. Infine:

«Oh, mio Signore, mio Signore, guardate, io mi abbandono fiduciosamente alle congetture, ignorando i fatti; e faccio appello alla Signoria Vostra perché confermi o neghi le mie logiche previsioni. Se sono in errore, chiedo venia, e non cercherò più una Quarta Dimensione; ma se sono nel giusto, il mio Signore ascolterà la voce della ragione.
«Io vi domando perciò: è avvenuto prima d’ora che i vostri compatrioti abbiano assistito alla discesa di Esseri di un ordine superiore, capaci di entrare nelle stanze chiuse, come la Signoria Vostra è entrata nella mia, senza aprire porte o finestre, apparendo e scomparendo a piacere? Sulla risposta a questa domanda sono pronto a puntare ogni cosa. Negate, e d’ora in avanti tacerò. Ma datemi una risposta».
SFERA (dopo una Pausa). Così si racconta. Ma quanto ai fatti l’opinione degli Uomini è divisa. E anche ammettendo i fatti, le spiegazioni di essi sono diverse. E in ogni caso, per quanto grande possa essere il numero delle diverse spiegazioni, nessuno ha abbracciato né ha proposto la teoria di una Quarta Dimensione. Perciò ti prego di cessare questo vaniloquio, e di tornare al sodo.
IO. Ne ero certo. Ero certo che le mie previsioni erano giuste. E ora abbi pazienza con me e rispondimi a un’ultima domanda, o ottimo fra i Maestri! Coloro che sono comparsi in questo modo – nessuno sa di dove – e che sono ritornati via – nessuno sa dove – hanno anch’essi contratto le loro sezioni per poi svanire, in qualche modo, in quello Spazio più Spazioso dove ora ti supplico di condurmi?
SFERA (pensierosa). Sì, sono scomparsi, certo – se mai sono apparsi.

Qui il senso anagogico si fa esplicito e la proporzione allegorica cambia rapporto: ora è la Sfera che simboleggia l’umanità, mentre la discesa nel mondo tridimensionale di “Esseri di un ordine superiore” allude direttamente all’evento cristiano.
Di fronte all’entusiasmo del quadrato che pretende di ascendere alla quarta dimensione, e poi ancora oltre, la Sfera lo fa ricadere bruscamente nel mondo piatto della Flatlandia.

Darò pochi cenni sugli eventi successivi. Il quadrato ha ancora un altro incontro con la Sfera; vede gli abissi della Point-landia, il mondo a 0 dimensioni il cui unico abitante è un punto; tenta inutilmente l’evangelizzazione dei flatlandesi e viene imprigionato. Alla fine del suo libro di memorie dal carcere, il narratore esprime la speranza

che queste mie memorie, in qualche modo, possano trovare una strada per giungere alla mente dell’umanità di qualche Dimensione, e suscitare una razza di ribelli che si rifiutino di essere confinati in una Dimensionalità limitata.


Il corpo glorioso

Edwin A. Abbott sapeva che quei ribelli in un certo senso esistono, e si considerava lui stesso uno di loro. Sono i cristiani. Noi siamo ribelli all’idea che questo mondo sia tutto ciò che esiste. Siamo come figure piatte cui è stata promessa la solidità. Il cristianesimo è l’unica religione che insiste fermissimamente sulla materialità dell’oltretomba. Credo la resurrezione della carne.
“Corpo glorioso” è un’espressione con cui San Paolo designa il corpo che avranno i beati dopo la fine di questo mondo. Cristo possiede già questo corpo e ne manifesta alcune caratteristiche. Il catechismo di San Pio X insegna 4 caratteristiche del corpo glorioso:

244. Quali sono queste doti che adorneranno i corpi degli eletti?
Le doti che adorneranno i corpi gloriosi degli eletti sono:
1.° la impassibilità, per cui non potranno più essere soggetti a mali, a dolori di veruna sorta, né a bisogno di cibo, di riposo o d’altro;
2.° la chiarezza, per cui risplenderanno a guisa del sole e d’altrettante stelle;
3.° l’agilità per cui potranno passare in un momento e senza fatica da un luogo all’altro e dalla terra al cielo;
4.° la sottigliezza, per cui senza ostacolo potranno penetrare qualunque corpo, come fece Gesù Cristo risorto.

L’attuale catechismo di San Giovanni Paolo II così insegna riguardo lo stato dell’umanità di Cristo risuscitata:

645         Gesù risorto stabilisce con i suoi discepoli rapporti diretti, attraverso il contatto e la condivisione del pasto. Li invita a riconoscere da ciò che egli non è un fantasma, ma soprattutto a constatare che il corpo risuscitato con il quale si presenta a loro è il medesimo che è stato martoriato e crocifisso, poiché  porta ancora i segni della passione. Questo corpo autentico e reale possiede però al tempo stesso le proprietà nuove di un corpo glorioso; esso non è più situato nello spazio e nel tempo, ma può rendersi presente a suo modo dove e quando vuole, [ n. 366 ] poiché la sua umanità non può più essere trattenuta sulla terra e ormai non appartiene che al dominio divino del Padre. Anche per questa ragione Gesù risorto è sovranamente libero di apparire come vuole: sotto l’aspetto di un giardiniere o « sotto altro aspetto » diverso da quello che era familiare ai discepoli, e ciò per suscitare la loro fede.
n. 366 [ Mt 28,9.16-17; Lc 24,15.36; Gv 20,14.19.26; 21,4 ]

L’episodio evangelico cui fanno riferimento i passi citati è quando, dopo la resurrezione, i discepoli si trovano di cui sono chiuse le porte, e Gesù si manifesta “in mezzo a loro”. L’esegesi classica spiega questa manifestazione con il fatto che egli passa “attraverso” le porte chiuse.

La dottrina cattolica conosce anche un altro elemento di fede in cui si manifesta la “sottigliezza” di Cristo: la verginità perpetua di Maria, la quale resta vergine non solo prima e dopo, ma anche durante il parto, ovvero partorisce senza lesione dell’integrità verginale. All’atto della nascita Gesù le passa “attraverso” similmente a come, dopo la resurrezione, passa attraverso le porte chiuse.
Perché questo parto ammirabile che, per dirla tomisticamente, non era necessario ma era opportuno? Uno dei motivi che lo rendono opportuno è la stessa logica della Trasfigurazione sul Monte Tabor (in cui Cristo manifesta un’altra dote del corpo glorioso, la “chiarezza”): Cristo non guadagna il corpo glorioso dopo la resurrezione, come faranno i beati; egli è già glorioso fin dall’inizio. Quelle doti sono già in lui, ne è solo posticipata la manifestazione agli occhi umani finchè tutto sia compiuto. La nascita verginale e la trasfigurazione anticipano questa manifestazione gloriosa perché Cristo è Dio, non “diventa” Dio.

Ma perché non proporre un addendum all’esegesi classica? Edwin A. Abbott lo suggerisce implicitamente, quando la Sfera nota che: “per quanto grande possa essere il numero delle diverse spiegazioni, nessuno ha abbracciato né ha proposto la teoria di una Quarta Dimensione”. Abbracciamola, o almeno consideriamola in ipotesi. Ci sono già teorie della fisica che ipotizzano un universo n-dimensionale, un iperpazio o meglio über-spazio. Esiste un gioco in fase di progettazione, Miegakure, che dovrebbe consentire di fare “esperienza” di questo über-spazio nota 3.

In questa prospettiva, agilità e sottigliezza sono due manifestazioni distinte (per noi) della medesima dote del corpo glorioso, la capacità di muoversi attraverso questo über-spazio a n-dimensioni – diciamo per semplicità quattro, tenendo presente che qualsiasi limite è una semplificazione. Noi diciamo che Cristo passa “attraverso” le porte chiuse perché pensiamo in tre dimensioni, ma in termini quadrimensionali Cristo “aggira” le porte perché si muove “sopra” lo spazio fisico, come la Sfera entra dall’alto nelle stanze chiuse del quadrato.

Vi sono ancora ulteriori osservazioni in relazione al senso anagogico di Flatlandia.

Dopo la resurrezione, Cristo può mutare il proprio aspetto e spesso si presenta (es. alla Maddalena e ai discepoli di Emmaus) in modo tale da non farsi riconoscere subito. La stessa dote della “chiarezza” è una manifestazione di questa sovranità di apparire come vuole; il corpo glorioso non è vincolato dallo spazio e pertanto neppure da come appare nello spazio. Questa capacità di mutare aspetto è propria anche della Sfera in Flatlandia e si spiega, come abbiamo visto, con il suo alzarsi e abbassarsi nel piano; è importante capire che la Sfera in sé non cambia, resta identica a se stessa, ciò che cambia è l’interazione tra il piano trasceso e l’ente che lo trascende, interazione che è una intersezione – ovvero la sezione di Sfera che è contenuta dal piano.

Lo stesso concetto di intersezione tra Dio e il mondo trova un’altra utile applicazione in relazione alla dimensione tempo. Quando leggiamo, specie nell’Antico Testamento, che Dio “cambia idea”, “si pente”, “si arrabbia”, “perdona”, etc., stiamo semplificando in termini legati al tempo ciò che non è di per sé legato al tempo. Essendo Dio eterno, la sua volizione non muta per stati successivi; tutto ciò che è voluto o permesso, è sempre stato e sempre sarà voluto o permesso; ma possiamo dire che nelle interazioni tra Dio eterno e mondo temporale si ha l’intersezione di una specifica “sezione” della volontà di Dio dentro il mondo.
N.B. che in questa allegoria il mutamento della “sezione” non è dovuto allo spostamento di Dio, bensì del tempo del mondo, come se in Flatlandia la Sfera restasse immobile e fosse il piano ad “alzarsi” gradatamente: dal limitato punto di vista del quadrato, l’effetto sarebbe lo stesso come se fosse la Sfera a muoversi.

È estremamente importante insistere sulla fisicità e sulla materia. Come osserva spesso Vittorio Messori, il cristianesimo è una religione materialista, anzi in effetti è più materialista del cosiddetto materialismo storico (che invece è “immaterialista”, nel senso che concepisce ideologicamente un essere umano che in realtà non esiste, e può sopravvivere solo rifugiandosi nel soggettivismo). Il materialismo del cristianesimo è antidoto contro ogni riduzione gnostica. Paradiso e Inferno non sono solo stati dell’anima, sono luoghi concreti. La metafisica non è non-fisica; l’altro mondo non è meno, ma più fisico di questo, nello stesso senso in cui lo spazio 3-d da cui viene la Sfera è ben più “spazioso” del piano 2-d di Flatlandia. Quando il corpo dei beati risorgerà, subirà un mutamento paragonabile a quello che la Sfera descrive per far capire al quadrato flatlandese le figure solide:

SFERA. Se un Punto si spostasse verso il Nord, lasciando dietro di sé una scia luminosa, come chiamereste quella scia?
IO. Una Linea Retta.
SFERA. Adesso immaginate che questa Linea retta che punta verso Nord si sposti parallelamente a se stessa, a Est e a Ovest, così che ogni suo punto si lasci dietro come scia una Linea Retta. Come la chiamereste la Figura risultante? Supponiamo che si sposti per una distanza uguale alla Linea Retta di prima. Allora, come la chiamereste?
IO. Un Quadrato.
SFERA. Adesso lavorate un po’ di fantasia, e immaginate un Quadrato nella Flatlandia che si sposti parallelamente a se stesso verso l’alto.
IO. Come? Verso il Nord?
SFERA. No, non verso il Nord; verso l’alto; proprio fuori della Flatlandia.  Se si spostasse verso il Nord, i punti meridionali del Quadrato dovrebbero passare per le posizioni precedentemente occupate dai punti settentrionali. Ma non è questo che intendo.  Quello che intendo è che ogni vostro Punto – poiché voi siete un Quadrato e servirete allo scopo della mia spiegazione – vale a dire ogni punto in voi, cioè in quello che voi chiamate l’interno del vostro corpo, deve attraversare lo Spazio diretto verso l’alto, in modo che nessun Punto passi per una posizione precedentemente occupata da qualsiasi altro Punto; ma ogni Punto descriva una Linea Retta sua propria. Quell’unico Quadrato produrrà un Qualcosa-che-voi-ancora-non- sapete-come-si-chiama-ma-che-noi-chiamiamo-Cubo.

Questa elevazione di ogni figura verso un ordine superiore rappresenta anagogicamente il “nascere in alto” che annuncia Cristo nel vangelo; e il corpo glorioso conserva tutte le proprietà positive che caratterizzano il corpo terreno, proprio come il cubo conserva in sé il quadrato con le relative proprietà geometriche.

Un altro significato anagogico può essere trovato nell’esperienza del quadrato nella Linelandia. Il Re sente la voce del quadrato che gli parla da “fuori” la linea, mentre il quadrato sta di lato rispetto al Re; ma poiché il Re non ha nessun concetto di “lato” né di “fuori” la Linea (che per lui è tutto lo Spazio concepibile), a lui sembra che la voce del quadrato provenga dal suo interno, letteralmente “dalle sue stesse viscere”. Analoga percezione ha il quadrato che sente la voce della Sfera mentre questa sta esattamente sopra di lui, perché il quadrato non ha nessun concetto di “sopra”.
Questa allusione a una “voce dall’interno” non ci ricorda qualcosa? Molti santi che hanno avuto esperienze di locuzioni, cioè hanno sentito distintamente la voce di Dio con precise parole, hanno descritto come la voce divina sembrasse venire precisamente da dentro loro stessi. Ma questa “voce dall’interno” ricorda anche la definizione classica della coscienza, cioè la voce di Dio dentro l’uomo.

Una possibile obiezione che potrebbe essere mossa al senso anagogico di Flatlandia è il fideismo. Il Re di Linelandia, prima della visita del quadrato, non aveva nessun sospetto dell’esistenza della seconda dimensione; non la capisce in alcun modo e non si riesce a convincerlo. Dal suo punto di vista, il mondo unidimensionale è autosufficiente e non ha alcun bisogno di essere spiegato da qualcosa “là fuori”. Lo stesso vale per il quadrato, che accetta la terza dimensione solo grazie all’esperienza “mistica” fatta in prima persona.
Ma allora la trascendenza non ha relazione con la ragione umana? Non c’è che la mistica o la fede? Eppure l’esistenza di Dio è verità di ragione prima che di fede. Su questo aspetto è possibile che pesi l’appartenenza di Edwin A. Abbott alla denominazione anglicana. Bisognerebbe studiare altri suoi lavori teologici per approfondire la questione.
Tuttavia io credo che l’obiezione di fideismo possa essere dissolta con l’esame attento del testo. Come si è visto dal dialogo tra il quadrato e la Sfera innanzi citato, i flatlandesi hanno effettivamente la nozione di Dio; quello è l’unico punto del libro dove Dio è nominato. L’autore non dà altri dettagli sulla religione flatlandese, se non che i Circoli ne sono i sommi sacerdoti. Insomma Dio c’è ma è lontano, è onnisciente e non ama. Un Grande Architetto, un Dio gnostico. Che Dio possa esistere in lontananza, il probo flatlandese lo crede volentieri, ciò che non concepisce è che possa avvicinarsi e scendere nel piano.
Eppure ogni volta che leggo questo libro meraviglioso scopro nuovi significati. Proprio all’inizio, nel descrivere il clima e le abitazioni della Flatlandia, il narratore spiega:

Finestre nelle nostre case non ce ne sono: perché la luce ci giunge allo stesso modo in casa e fuori, di giorno e di notte, ugualmente a ogni ora e in ogni luogo; donde, non lo sappiamo. «Qual è l’origine della luce?». Nei vecchi tempi era questo un problema canonico, che i nostri eruditi si ponevano sovente. La risposta è stata cercata più volte, con l’unico risultato di affollare di aspiranti risolutori i nostri manicomi. Di conseguenza, dopo alcuni vani tentativi di sopprimere tali ricerche indirettamente, rendendole passibili di una tassa gravosa, la Legislazione, in tempi relativamente recenti, le ha proibite del tutto. Io – ahimè, io solo in tutta la Flatlandia – conosco ora anche troppo bene la soluzione di questo misterioso problema; ma non c’è verso di fare intendere la mia scienza a uno solo dei miei compatrioti; e mi si irride – me, il solo possessore delle verità dello Spazio e della teoria dell’introduzione della Luce dal mondo a Tre Dimensioni – come se fossi il più pazzo dei pazzi.

Non so dire con certezza se Edwin A. Abbott intendesse dare una valenza allegorica a questa “Luce” in senso, come dire, giovanneo (“veniva nel mondo la Luce vera”), ma questo è un elemento anagogico molto interessante. Il mondo di Flatlandia non è autosufficiente dal punto di vista logico; è il potere politico che impone sia considerato tale; eppure, la Luce continua a dare la sua muta testimonianza dell’esistenza di qualcosa oltre i sensi.
Non è necessario rinunciare alla ragione, se si vuole credere al trascendente. È proprio il contrario: è necessario rinunciare a ragionare su tutto ciò che vediamo intorno a noi, se si vuole non credere che c’è qualcosa oltre quello che vediamo.

La nozione di über-spazio a 4 dimensioni aiuta a comprendere anche elementi del cristianesimo a cui lo stesso Edwin A. Abbott, essendo anglicano, forse non aveva pensato. Consideriamo la transustanziazione. Il corpo glorioso di Cristo non è solo il corpo fisico che patì sulla croce, mani e piedi e testa; è anche, fisicamente, la Presenza Reale nelle particole consacrate nota 4.
Poiché non stiamo parlando di una verità che non è né evidente ai sensi né dimostrabile per ragione, è comprensibile che il concetto si presti ad obiezioni. Per esempio, si obietta che le particole non possono essere un “corpo”, perché non sono contigue. La contiguità è un requisito della corporeità: quando ci tagliamo le unghie, queste smettono di essere parte del nostro corpo.
Sarebbe facile contro-obiettare che il vincolo della contiguità è precisamente uno di quei vincoli spaziali da cui il corpo glorioso è svincolato, e che se Dio è onnipotente, i limiti umani non lo limitano. Ma io credo precisamente che sia troppo facile: in pratica è convincente solo per chi è già convinto.
Tutta la teologia cattolica si basa sull’assunto che l’uomo è capace in qualche misura di capire Dio. La teologia negativa o apofatica (= si può davvero sapere solo cosa non è Dio) è utile in quanto ricorda all’uomo i suoi limiti, ma come una conoscenza perfetta è impossibile, così una conoscenza imperfetta è possibile: per questo tutte le allegorie, le anagogie, le analogie, per questo la stessa Rivelazione. Possiamo davvero capire qualcosa.
Postulato uno spazio a 4 dimensioni, l’obiezione di contiguità cade semplicemente perché il corpo glorioso è contiguo, in quello spazio oltre lo spazio e quella direzione oltre le direzioni. Un semplice esperimento mentale può aiutarci a capire. Immaginiamo di immergere la nostra mano in una pozza d’acqua e immaginiamo che la superficie dell’acqua sia la Flatlandia, con i flatlandesi che vivono esattamente sulla superficie. Poiché abbiamo immerso tutta la mano, ciò che vedranno i flatlandesi sarà una sezione del nostro polso, di forma vagamente circolare o ellittica, ed essi penseranno che noi “siamo” il nostro polso, il che in certo modo è vero. Ma ora immaginiamo di immergere nell’acqua, non la mano intera, ma solo la punta delle dita. Ciò che vedranno i flatlandesi saranno cinque piccoli cerchi, le cinque intersezioni delle nostre dita nell’acqua, che noi possiamo muovere in certa misura autonomamente l’una dall’altra. I flatlandesi penseranno che siano cinque diversi esseri viventi; faranno molta fatica a credere che siano la stessa persona, perché li vedono separati – non riescono a vedere che una piccola parte dell’insieme, non sanno che “più su” ciò che per loro è lontano in realtà è contiguo ed è un solo corpo.

Queste, naturalmente, non sono una spiegazione precisa di cosa sia la transustanziazione o la vita eterna o il corpo glorioso. Un’anagogia non deve essere “precisa”; deve essere aiutare a capire qualcosa – nei limiti in cui qualcosa può essere capito da queste piccole creature che vivono in questo piccolo spazio a tre dimensioni.

 Verso l’alto, ma non verso il Nord


Piccola bibliografia

Flatland
Essendo stato pubblicato nel 1884, il libro non è più soggetto al diritto d’autore (nella versione originale inglese). A questo link si trova il testo intero di Flatland con le illustrazioni originali dell’autore.

Progetto Gutenberg – libri di Edwin A. Abbott
Dal sito del progetto Gutenberg è possibile scaricare il libro originale in vari formati elettronici, nonché altri due libri di Abbott. Chi volesse approfondire il teologo anglicano può leggere il suo Philocristus.

Flatlandia – versione italiana
In italiano il libro è pubblicato dalla casa editrice Adelphi, nella traduzione di Masolino d’Amico, con un saggio in appendice di Giorgio Manganelli.

FLATLAND: THE MOVIE
Nel 2007 è stato realizzato un lungometraggio animato, che si prende alcune libertà narrative ma è tecnicamente ben fatto. La versione con audio inglese è su youtube.

La quarta dimensione – Un viaggio guidato negli universi di ordine superiore, di Rudy Rucker
Per chi vuole approfondire il concetto di quarta dimensione spaziale, un saggio esplicativo dotato di buone recensioni.

Miegakure
Il sito del videogioco in preparazione che consente all’utente di muoversi e interagire in uno spazio quadrimensionale.

Corpi gloriosi
Un articolo divulgativo di Andrea Galli (Avvenire, 13 marzo 2009) sul corpo glorioso nella dottrina cattolica.

La perpetua verginità di Maria
Un articolo divulgativo sulla verginità mariana prima, durante e dopo il parto.


Note

Nota 1
cfr il 1° episodio della serie Downtown Abbey, in cui Lord Crawley trova cosa singolare l’avere un cugino di terzo grado che fa l’avvocato ed è l’erede del titolo nobiliare.

Nota 2
L’incontro tra il quadrato e la Sfera avviene “l’ultimo giorno del 1999° anno della nostra èra” secondo i computi flatlandesi e si protrae fino al mattino successivo, “la prima ora del primo giorno del duemillesìmo anno della nostra èra.” La Sfera si è già manifestata la prima ora del primo giorno dell’anno 1000, e la prima ora del primo giorno dell’anno 0. Il conto degli anni flatlandesi, di fatto, comincia con la venuta della Sfera. Allegoria cristiana.

Nota 3
Il protagonista di Miegakure si muove in un mondo a 4 dimensioni. Ciò che l’utente vede in tre dimensioni è l’intersezione in 3-d, che può ruotare allo scopo di risolvere enigmi e puzzle, di spazi e oggetti in 4-d; allo stesso modo di come la Sfera, intersecando il piano di Flatlandia, si manifesta come un cerchio che ingrandisce e rimpicciolisce. Quando sarà finito, sarà un gioco molto interessante.

Nota 4
In certo modo sono corpo di Cristo anche i corpi dei battezzati, ma il corpo mistico della Chiesa non è corpo di Cristo esattamente allo stesso modo del corpo fisico – cfr Mystici Corporis di Pio XII.

9 pensieri su “Flatlandia e il corpo glorioso

  1. Se posso avere l’onore di commentare per primo…
    Matematicamente, è possibile che noi viviamo già in uno spazio a quattro dimensioni: la quarta è il tempo. La teoria della relatività rende (in parte) possibile trattare il tempo alla stessa maniera delle dimensioni spaziali per cui determinate equazioni si possono trasformare “ruotando” la realtà e trattando il tempo come lo spazio. Ovviamente c’è un sacco di discussione in ballo (cfr https://plato.stanford.edu/entries/time/) ma mi chiedevo se gli “effetti” che descrivi sarebbero possibili anche assumendo un completo dominio del tempo, direzione inclusa.

    PS: la “chiarezza” l’ho sempre vista come emissione ultravioletta arrivando da uno stato di energia maggiore 😉

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    1. Quale onore avere un diavolo come primo commentatore…!

      È sicuramente possibile, sebbene per noi sia ancor meno intuitivo perché concepiamo uno spostamento temporale solo in avanti.
      So che esiste una speculazione fisica se sia possibile un universo dove vi sono, non solo più direzioni spaziali, ma anche più direzioni temporali perpendicolari.

      Più sappiamo, più capiamo quanto poco sappiamo.
      Per questo la mentalità gnostica è un ostacolo alla vera conoscenza.

      Ps aspetto con impazienza l’uscita di quel gioco in 4d, sarà molto interessante.

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  2. Bellissimo ritorno! Un pezzo di catechesi ‘alternativa’ su Dio che apre nuovi orizzonti. O, meglio, li riapre poichè oggi la catechesi sembra troppo orizzontale, stile Flatlandia, appunto!

    Naturalmente, i riferimenti che fai, mi hanno riportato ad Interstellar ed alla nostra discussione in merito!

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    1. Hai ragione, siamo vittime di una catechesi a due dimensioni… il concetto di corpo glorioso è pressoché sconosciuto al “cattolico medio”. Magari all’omelia sentiamo dire che risorgeremo, sì, ma poi spesso finisce lì.
      La conoscenza della caratteristiche di questo nuovo corpo che avremo (se ci va bene…) non è solo una curiosità, ma serve a rendere concreta quella che altrimenti sarebbe solo un’idea astratta.

      Interstellar cita espressamente il cubo a 4 dimensioni, o ipercubo, o tesseract (nel doppiaggio italiano divenuto un per me inascoltabile “tesseratto”) nel senso che diceva Berlicche sopra ciò trattando il tempo come una dimensione spaziale. Peraltro anche Interstellar è argomento per un futuro post 🙂

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  3. lafequeobra

    In questi momenti di incertezza e ambiguità questo contributo di squisita chiarezza giunge allo spirito come un effluvio balsamico e rigeneratore. Complimenti vivissimi per il commento al libro, molto intelligente. Il titolo sherlockiano del blog è meritato!
    Buona domenica.

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    1. Grazie. Il titolo non è sherlockiano (bella idea però) ma legato al nickname. Sir Cliges è un cavaliere protagonista di un romanzo medievale soprannominato “la falsa morte” per motivi interessanti.

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  4. Davvero un post affascinante. Avevo intenzione di leggere questo libro prima o poi, ma il tuo commento mi ha convinto a procurarmelo e a leggermelo.

    È interessante quando dici che la salita alla terza dimensione del signor quadrato ricorda un po’ il riferimento di San Paolo al “Terzo Cielo”.
    Forse si può notare un altro riferimento paolino quando il quadrato e la sfera fanno visita all’universo-punto.

    “He is himself his own World, his own Universe; of any other than himself he can form no conception; he knows not Lenght, nor Breadth, nor Height, for he has had no experience of them;”

    Ricorda un po’ un’espressione di Ef 3, 17-18: “17Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, 18 siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità.”

    Forse se ne potrebbe inferire che, secondo Abbot, finché non conosciamo Cristo siamo come quella “miserabile creatura” autocentrata e piena si sè?

    E infine, non vorrei spingermi troppo in là, ma chissà se San Paolo sapeva qualcosa di geometria… Non trovo la citazione, ma non viene detto da qualche parte che per Dio questo nostro universo è come un tappeto vecchio o una stoffa (quindi bidimensionale) in attesa di essere arrotolato?

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    1. Grazie zimisce. Nel post per ragioni di spazio non ho parlato anche della visita del protagonista a Point-landia. Non so se ci sia un richiamo biblico esplicito nella descrizione del Punto. Certo questo personaggio è un’invenzione narrativa molto felice. Mi ha sempre colpito il fatto che egli interpreta perfino la voce esterna come un qualcosa che viene da sé, perché non riconosce altra origine dell’essere che se stesso. Mi ricorda la descrizione dell’Ego secondo le filosofie idealistiche del xix secolo, e non è impossibile che Abbott volesse implicitamente satireggiare quel tipo di pensiero.

      Il punto si crede un dio onnipotente, ma in realtà è una creatura piccola, ridicola e ignorante: come certi filosofi…

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