La bellezza spiegherà il mondo

Astratto

La tavola periodica degli elementi chimici di Mendeleev è scientificamente elegante.
Ergo, Dio esiste.

Il fatto è raccontato da Andrea Moro nel suo libro I confini di Babele. Il cervello e il mistero delle lingue impossibili. Libro peraltro molto interessante di suo, il cui argomento è lo studio dei linguaggi. Adesso però non voglio parlare di linguaggi, ma di chimica. Cos’hanno in comune il linguaggio e la chimica? L’ordine. Logos.
I linguisti moderni hanno il sogno di arrivare a una specie di “tavola di Mendeleev” delle lingue umane. È una metafora che circola molto nell’ambiente degli studiosi del linguaggio.  Il fatto stesso che questo sogno sia sognato è significativo, perché ha come presupposto la scoperta che tutte le lingue parlate dagli esseri umani, anche quando sono molto diverse, si basano sulla stessa architettura: è provato da secoli di studi di linguistica comparativa. Le relative diversità tra le lingue sono “opzioni” possibili che fanno parte di un’unica “matrice” più grande, che oggi in parte si intravede, e se si riuscisse un giorno a schematizzare sarebbe l’equivalente linguistico della tavola di Mendeleev. nota 1

Dunque, ogni linguista sogna di diventare il Mendeleev del suo campo. Mendeleev. Ma chi era costui? Piccola chimica for dummies. Mendeleev (1834 – 1907) ha catalogato in una tabella gli elementi chimici – praticamente i mattoncini Lego del mondo macroscopico – in base al loro numero atomico, cioè il numero di elettroni che ruotano attorno al nucleo disposti in orbite successive (orbitali). Così:

Tra il 1868 e il 1870, mentre stava costruendo una tabella nella quale collocare una sessantina di elementi noti, in progressione secondo il loro peso atomico, Mendeleev si accorse che nell’organizzare i dati apparivano degli schemi ricorrenti, ma solo a patto di lasciare dei posti vuoti in corrispondenza di alcuni valori per i quali non era stato possibile associare alcun elemento noto. Nonostante un certo grado di scetticismo con il quale si guardò alla sua ricerca, Mendeleev tenne valida la sua costruzione teorica e non solo non l’abbandonò ma la considerò una matrice predittiva per la scoperta di nuovi elementi che dovevano riempire quei posti vuoti: la tabella era così « elegante » che gli elementi mancanti dovevano esistere. La storia dimostrò che l’intuito era corretto. Le scoperte del gallio nel 1875, dello scandio nel 1879 e del germanio nel 1886, fatte rispettivamente da scienziati francesi, scandinavi e tedeschi (donde i nomi assegnati agli elementi), mostravano non solo che la tabella poteva essere completata, ma che le proprietà degli elementi erano esattamente predicibili sulla base del loro posto nella tabella stessa. Per una volta, fu la teoria a indicare esattamente cosa cercare.

Dovevano esistere (corsivo dell’autore).


Dostoevskij aveva più che ragione. La bellezza non solo salverà il mondo, lo renderà comprensibile. L’intuizione estetica di Mendeleev era corretta. Primo Levi era affascinato dalla tavola periodica e nel 1975 pubblicò l’antologia Il sistema periodico, in cui ogni racconto si chiama come un elemento chimico a cui la trama fa in qualche modo riferimento.

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Perché l’ordine della tavola periodica è così bello? Perché prova l’ordine razionale dell’universo. Un uomo disegna una tabella a due dimensioni e questa tabella dice qualcosa sulla struttura atomica della materia. È meraviglioso che l’universo sia organizzato in modo così intelligente, ed è commovente che noi siamo in grado di capire qualcosa di questa organizzazione e riprodurla approssimativamente in un disegno. Questa è la stessa meraviglia di cui parlava Einstein:

Io non sono ateo e non penso di potermi definire panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino che è entrato in una immensa biblioteca piena di libri scritti in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri, ma non sa come e non conosce le lingue in cui sono stati scritti. Sospetta però che vi sia un misterioso ordine nella disposizione dei volumi, ma non sa quale sia. Questa mi sembra la situazione dell’essere umano, anche il più intelligente, di fronte a Dio. La convinzione profondamente appassionante della presenza di un superiore potere razionale, che si rivela nell’incomprensibile universo, fonda la mia idea su Dio.

Ancora il parallelismo tra scienza e linguaggio, tra Cosa e Parola. Di fatto, questo parallelismo attraversa in qualche modo tutto il pensiero razionale occidentale.

La matematica come tale è una creazione della nostra intelligenza: la corrispondenza tra le sue strutture e le strutture reali dell’universo – che è il presupposto di tutti i moderni sviluppi scientifici e tecnologici, già espressamente formulato da Galileo Galilei con la celebre affermazione che il libro della natura è scritto in linguaggio matematico – suscita la nostra ammirazione e pone una grande domanda. Implica infatti che l’universo stesso sia strutturato in maniera intelligente, in modo che esista una corrispondenza profonda tra la nostra ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella natura. Diventa allora inevitabile chiedersi se non debba esservi un’unica intelligenza originaria, che sia la comune fonte dell’una e dell’altra. Così proprio la riflessione sullo sviluppo delle scienze ci riporta verso il Logos creatore.
Benedetto XVI (discorso del 19/10/2006)

L’universo è razionale. È il credere che questa razionalità si sia data da sola, sia semplicemente accaduta senza motivo, che invece è irrazionale.
È esattamente il contrario di come ce la raccontano oggi: il teismo è la ragionevolezza, mentre l’ateismo è un atto di fede cieca; di fatto è sostenibile soltanto se, dopo che hai cacciato rumorosamente Dio dalla porta, lo fai rientrare zitto zitto camuffato dalla finestra. Ne riparliamo al prossimo post.



Piccola bibliografia

I confini di Babele. Il cervello e il mistero delle lingue impossibili, di Andrea Moro, ed. 2015, circa 360 pagine.
Scheda del libro sul sito della casa editrice Il Mulino.

The atoms of Language, di Mark Baker, ed. 2001.
È uno dei libri che Moro cita nella sua bibliografia, in particolare riguardo al parallelismo tra linguaggio e chimica e il sogno di una “tavola periodica degli elementi linguistici”.

Il sistema periodico
Scheda del libro sul sito del Centro internazionali di studi Primo Levi.

Albert Einstein: grande religioso
Collazione di citazioni di Einstein sul suo pensiero religioso.

Discorso del 19/10/2006 di Benedetto XVI contenente il passaggio testè citato sulla corrispondenza tra ragione soggettiva e ragione oggettivata.


Note

nota 1

N.B. questa “matrice”, questa lingua archetipica letteralmente scritta nel nostro cervello, è una prova provata – proprio nel senso “Lo Dice La Scienza” – che a) l’essere umano è qualitativamente diverso dagli animali b) la natura umana esiste, non tutto è cultura, non tutto è Concetto Antropologico. Per questo ho trovato il libro di Moro mooolto interessante. Ne riparleremo.

2 pensieri su “La bellezza spiegherà il mondo

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