Mr. Dirk Gently, ma questo universo non le sembra un po’ troppo olistico?

« Se non fossi ateo, credo che vorrei essere cattolico, perché se non è stata la selezione naturale a ideare i pesci, è stato sicuramente un italiano. »

Douglas Adams

Astratto

La serie Dirk Gently, agenzia di investigazione olistica; Douglas Adams, creatore del personaggio letterario Dirk Gently e della più nota Guida Galattica per Autostoppisti; la comodità dell’universo olistico; Douglas Adams e l’ateismo; l’ateismo e i surrogati-di-Dio.

Dirk Gently, agenzia di investigazione olistica (in originale Dirk Gently’s Holistic Detective Agency) è una serie prodotta nel 2016 da BBC America e rilasciata per il mercato internazionale da Netflix. La serie si basa sul personaggio letterario creato dallo scrittore Douglas Adams (1952 – 2001). Per adesso consta di una stagione da 8 episodi; è stata confermata la produzione di una seconda stagione. Il personaggio di Dirk Gently è recitato da Samuel Barnett, mentre Elijah Wood interpreta il suo riluttante assistente, con una recitazione molto simile a quella già performata per il protagonista di Wilfred: persona apparentemente normale ma in realtà non tanto normale costretta da bizzare circostanze a interagire con una persona palesemente anormale.
Gli episodi non hanno la cd. trama verticale – storia che inizia e finisce nella puntata – ma solo la cd. trama orizzontale, storia che si sviluppa nel corso delle puntate, e che si conclude con la prima stagione; sebbene, come consuetudine in questo tipo di prodotti, la fine della stagione 1 si conclude con eventi che portano verso la stagione 2.

[ Questa “orizzontalizzazione” della trama è tipica dello scenario post-televisivo dei prodotti di intrattenimento, perché ormai gli episodi non sono rilasciati uno alla settimana e fruiti uno alla volta, ma rilasciati tutti assieme sulla piattaforma. ]

Come genere siamo sul grottesco-surreale-ironico. La trama è molto ingarbugliata. Tuttavia è quel genere di ingarbugliamento che non dà fastidio, perché esso stesso fa parte della caratterizzazione grottesca-surreale-ironica, e il fatto che il fruitore non stia capendo niente non lo fa sentire stupido, anzi lo avvicina emotivamente ai personaggi i quali anch’essi non capiscono niente.
Questo è coerente con il personaggio. Dirk Gently era già stato oggetto nel 2010 di una trasposizione in una serie di quattro puntate, che aveva episodi autoconclusivi e una struttura più semplice. Nessuna delle due serie adatta propriamente gli eventi narrati nei libri di Adams, tuttavia ne catturano abbastanza bene – soprattutto la più recente – quel che con tipica nomenclatura postconciliare ne potremmo definire “lo spirito”. I libri di Douglas Adams su Dirk Gently sono:

  1. Dirk Gently. Agenzia di investigazione olistica (1987)
  2. La lunga oscura pausa caffè dell’anima (1988)
  3. Il salmone del dubbio (incompiuto, pubblicato postumo nel 2002)

Dal salmone del dubbio ho tratto (pag. 82 dell’edizione Mondadori Strade Blu) la citazione che apre in esergo questo post: nella seconda metà è un libro incompiuto con l’inizio di una nuova avventura di Dirk Gently, nella prima metà è una collazione di pensieri dell’autore, sue interviste, una breve autobiografia, eccetera eccetera. Adams parla anche del libro che ha avuto il maggior impatto sul suo modo di pensare ovvero “L’orologiaio cieco” di Richard Dawkins. Adams era radicalmente ateo e assertore dell’evoluzionismo versione Monod siamo-nati-per-caso-è-tutto-frutto-del-caso. La citazione che ho trascritto si trova quando Douglas Adams parla della sua passione per le immersioni subacque e quanto sono belli i pesci e com’è fantastica la selezione naturale che ha creato i pesci.
Urrà per la selezione naturale.
Douglas Adams è maggiormente noto per aver scritto la Guida Galattica per Autostoppisti. Come molti sapranno, in questo libro apprendiamo che una razza aliena, molto tempo fa, costruì un super-computer chiamato Pensiero Profondo che potesse spiegare qual è il senso della vita, dell’universo e di tutto quanto. Pensiero Profondo calcolò per milioni di anni e alla fine arrivò alla Risposta, che è il numero 42, con grande sconcerto e delusione dei suoi costruttori:

“Ho controllato molto approfonditamente,” disse il computer, “e questa è sicuramente la risposta. Ad essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda.”

Quarantadue è un numero molto famoso. Più avanti nella saga letteraria si scopre che la domanda era “quanto fa 6×9?”; siccome 6×9 non fa 42, questa è la dimostrazione che l’universo è fondamentalmente irrazionale. Ma verso la fine della saga si scopre ancora che quella non era la vera domanda, e perciò l’universo resta in ultima analisi bizzarro e inconoscibile, e ogni tentativo di trovarlo – es. le religioni – è illusorio.


La bizzarria dell’universo è la costante di Douglas Adams, che fa da sfondo anche a Dirk Gently. Costui è una parodia di detective privato, inventore di un metodo di investigazione da lui definito “olistico”. Questa parola indica un sistema in cui ogni parte è interconnessa con tutte le altre parti. Dirk Gently parte dal presupposto che tutte le parti dell’universo sono interconnesse tra loro, e dunque per risolvere il suo caso investigativo può fare qualsiasi cosa e interessarsi di qualsiasi cosa, perché qualsiasi cosa è collegata al caso, e perciò fa cose a caso tipo pedinare persone a caso o introdursi di nascosto in abitazioni a caso. Questo ovviamente genera molti equivoci e traversie, ma alla fine in qualche modo Dirk riesce a risolvere la situazione, perché “l’universo mi aiuterà a risolvere il caso”.
Questa cosa dell’universo che vuole cose e fa cose è una costante di Dirk Gently. Anche nella serie BBC-Netflix, Dirk ripetere periodicamente al suo riluttante assistente “aiutami e l’universo ti ricompenserà, Todd!” “devi fare questa cosa, Todd, è l’universo che lo esige!”, eccetera. Gli sceneggiatori, prendendosi una certa libertà narrativa rispetto al testo che però è giustificata dalla coerenza di fondo con il sopracitato spirito del testo, creano una specie di equivalente femminile di Dirk, una donna che si autodefinisce “assassina olistica” e ripete periodicamente al suo riluttante assistente

[ N. B. questa cosa del riluttante assistente sembra essere una costante nei prodotti derivati dai lavori di Adams, anche il protagonista di Guida Galattica per Autostoppisti è un riluttante assistente ]

uccido le persone che l’universo vuole che io uccida” e “l’universo non mi permetterà di morire”. L’ultima frase sembra effettivamente vera in quanto costei attraversa indenne le vicende più pericolose, le pistole puntate contro di lei non sparano, i coltelli lanciati contro di lei arrivano dalla parte del manico, eccetera. Questa donna ha chiaramente un collegamento di qualche tipo con Dirk Gently, per esempio il fatto che è convinta per non chiare ragioni di dover uccidere Dirk Gently, e nel corso della serie la vediamo passare di guaio in guaio alla ricerca di Dirk Gently.

[ N. B. L’ambiguità morale generata dal fatto che la donna è un’assassina è attenuata dal fatto che la vediamo uccidere sempre persone in qualche modo classificabili come “cattive” – perfino nell’attuale civiltà nicciana della transvalutazione di tutti i valori non sta bene presentare come positivo un personaggio che uccide abitualmente, perciò bisogna in qualche modo attenuare la portata morale dell’uccidere ridimensionando la caratura morale delle persone uccise, Dexter ha insegnato molto al riguardo, sebbene questa relativizzazione dell’uccidere presenta controindicazioni discutibili. ]


Insomma, l’universo olistico vuole cose e fa cose. È molto comodo vivere in un universo olistico. Di fatto tutta questa cosa dell’universo olistico mi ricorda quello che acutamente osserva Clive Staples Lewis nel suo libro Il cristianesimo così com’è (titolo originale Mere Christianity, ed. 1952), alla fine del capitolo 4. Lewis osserva che fondamentalmente vi sono solo due possibili visioni che l’uomo può avere dell’universo: quella materialistica, per cui Dio non esiste e il mondo esiste non si sa bene come e siamo frutto del caso, e quella religiosa, per cui l’universo è opera di una mente consapevole che chiamiamo Dio, un’entità cosciente che vuole cose e fa cose. Ma poi aggiunge:

Quando questo capitolo fu trasmesso per radio, per non allungarlo troppo io parlai soltanto della visione materialistica e di quella religiosa. Ma per completezza devo menzionare la visione intermedia, chiamata filosofia della forza vitale, o dell’evoluzione creatrice, o dell’evoluzione emergente.

A chi sostiene questa tesi dobbiamo chiedere se concepisce la «forza vitale» come un’entità dotata di mente oppure no. Se sì, «una mente che fa nascere la vita e la conduce alla perfezione» è in realtà un Dio, e di conseguenza questa visione si identifica con quella religiosa. Se no, che senso ha dire che un’entità priva di mente «si sforza» o ha «intenti»? Mi sembra che questo chiuda la partita.

Una delle ragioni per cui molti trovano tanto attraente l’«evoluzione creatrice» è che essa offre gran parte del conforto emotivo insito nel credere in Dio, senza nessuna delle conseguenze meno gradevoli. Quando ti senti in forma e il sole splende e non ti va di credere che tutto l’universo sia solo una danza meccanica di atomi, è bello poter pensare a questa grande forza misteriosa che come un’onda attraversa i secoli e ti trasporta sulla sua cresta. Se, d’altro canto, vuoi fare qualche bricconata, la forza vitale, essendo solo una forza cieca, che non ha mente né morale, non ti sarà di impaccio come quel Dio fastidioso di cui ci hanno parlato da bambini. La forza vitale è una specie di Dio addomesticato. Puoi tirarla in ballo quando vuoi, ma non ti darà noie. Tutto il pathos della religione, e nessun costo.

Ritengo che questa sia la spiegazione del culto dell’evoluzione casuale – e uso la parola “culto” nel suo significato tecnico – più concisa ed esauriente che sia mai stata data.
L’ateismo non è facile. L’ateismo sembra facile, perché offre una non-spiegazione camuffata da spiegazione che consiste nello spiegare l’inutilità di ogni spiegazione, il che è molto comodo. Ma il problema è che l’essere umano una spiegazione la cerca comunque. Diventare ateo può essere facile; mantenersi tale è molto difficile, specie quando uno cerca davvero di riflettere sulle cose che lo circondano.

[ N.B. chi scrive è diventato ateo dopo un’infanzia blandamente cattolica, e poi è diventato cattolico dopo un’adolescenza atea, perciò ha esperienza diretta di entrambe le religioni. ]

Nel precedente post osservavo che l’ateismo è un atto di fede, perché la contemplazione razionale dell’universo fa dedurre l’esistenza di Dio. Ma non è una fede facile. Di fatto, direi, è quasi impossibile. Sospetto che gli esseri umani completamente atei, veramente e coerentemente e costitutivamente atei, siano rarissimi; sono così rari che mi viene quasi voglia di ammirarli per lo sforzo. Se fossi Dio offrirei loro un premio di consolazione, e lo chiamerei limbo.
Il senso religioso è così ontologicamente connaturato al profondo dell’essere umano che la stragrande maggioranza degli atei, per non adorare Dio, finisce per adorare un altro dio – la selezione naturale, il comunismo, i diritti civili, il libero mercato, la Patria, la razza superiore, la scienza, questo o quel guru, il sesso. I più mediocri finiscono per adorare sé stessi, e sono i peggiori, sebbene sono anche quelli che fanno meno danno a lungo termine. Quando l’ateismo diventa istituzionalizzato, lo stesso Non-Dio – l’idea che Dio non esista – diventa un placebo di Dio, con il suo corredo di libri sacri, la sua consolazione metafisica (“tu sei più intelligente delle persone religiose”), i suoi profeti e i suoi dogmi, ed anche i suoi eretici.


Douglas Adams, come il suo guru Richard Dawkins, adorava un dio chiamato Caso e Selezione Naturale. È un dio molto geloso. Tuttavia io credo che Douglas Adams, essendo di fondo una persona molto intelligente (a differenza, sospetto, del suo guru) non riuscisse a compiere un atto di fede completo e totale verso questo dio. Non con tutto se stesso.
C’è un piccolo problema con l’universo: è troppo olistico. È tutto troppo interconnesso. C’è troppa armonia. Quei pesci, quella barriera corallina, quella tavola periodica degli elementi chimici.
È tutto troppo bello.
È tutto troppo, come dire, 42.

Piccola bibliografia

Link su Netflix della serie su Dirk Gently

https://www.netflix.com/title/80119426

Sito web ufficiale della serie

http://www.bbcamerica.com/shows/dirk-gentlys-holistic-detective-agency

5 pensieri su “Mr. Dirk Gently, ma questo universo non le sembra un po’ troppo olistico?

  1. ago86

    Il materialismo è una interpretazione filosofica dei risultati scientifici, ma in sé stesso non è né una teoria scientifica, né un dato scoperto dalla scienza. Il vero problema di Dawkins ed epigoni è che sconfinano continuamente dalle discipline scientifiche a quelle filosofiche senza accorgersene (o senza dichiararlo), e quindi non fanno altro che ammantare del rispetto che la nostra cultura dà alla scienza (ormai sacralizzata: chi osa farle una qualsiasi critica si sa in cosa incorre…) delle nozioni che non ne fanno parte realmente.
    Ad esempio, la nozione di “caso” è l’esatto opposto della ricerca scientifica, la quale scopre delle regolarità negli eventi e formula teorie che ne rendano ragione, interpretandoli e dando loro un ordine. “Caso” è in pratica un modo per dire “qui la scienza non ci capisce nulla”, “non troviamo un ordine con la nostra indagine scientifica”. Ma ciò non significa che un ordine non ci sia o non potrà scoprirsi più avanti – alla fine è un termine tappabuchi.
    Anche per quanto riguarda il “senso” delle cose e dell’universo, la scienza non può rispondere, perché questa domanda non la riguarda. Per fare un esempio: ad un geologo uno non chiederebbe mai di curargli il fegato, ma ciò non vuol dire che il suo mal di fegato sia “insensato” o “inesistente”: semplicemente, la scienza non è costruita per rispondere a queste domande.
    E quindi, visto che le domande ci sono, usa il ciuccio del materialismo per tappare la bocca a chi le fa, e usa la sua autorità “sacralizzata” per sminuire ogni altro metodo di ricerca o ogni altra interpretazione del reale.
    Quanto all’olismo/riduzionismo, la questione merita un post a parte. Se e quando verrà scritto, ne parleremo lì.

    Mi piace

    1. Esatto! Per questo la fede nel caso come motore dell’evoluzione è veramente una fede, nel senso religioso della parola.
      Tra l’altro si confonde anche “caso” con “non intenzionale”, sebbene i due concetti non coincidono. Quando tiro un dado, il numero che esce è casuale, ovvero dipende da molte variabili che io non controllo. Il numero non è da me predeterminato.

      Ma la casualità del numero è intenzionale! Io NON voglio predeterminare il numero. Non controllerei quelle variabili neppure se potessi farlo (e potrei, esistono dadi truccati). Perché la casualità del dado fa parte della bellezza del gioco.

      L’errore degli evoluzionisti tipo Monod è vedono il risultato del lancio del dado e dicono “ah, ecco! È casuale! È tutto casuale” ma dimenticano di farsi una semplice domanda.
      Chi ha costruito il dado?

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...