Gesù, Philip K. Dick, il gatto e la bistecca

Astratto

Lo scrittore di fantascienza Philip K. Dick. La sua conversione al cristianesimo. La favola che raccontò alle figlie per spiegare loro l’eucaristia.

io-sono-vivo-voi-siete-mortiTitolo originale: Je suis vivant et vous êters mourts
Titolo italiano: Io sono vivo, voi siete morti
Sottotitolo italiano: Philip K. Dick 1928 / 1982. Una biografia
Autore: Emmanuel Carrère
Anno di pubblicazione: 1993
Dimensione: 330 pagine (edizione Hobby & Work del 2006) nota 1

Philip K. Dick sarà un argomento ricorrente di questo blog. È stato uno degli scrittori più prolifici, intelligenti e disperati del XX secolo e forse di tutta la modernità. Probabilmente lo conoscete per i film che sono stati tratti dai suoi libri più famosi: Blade Runner, la Svastica sul sole, Atto di forza, Un oscuro scrutare…

Emmanuel Carrère ha scritto una bellissima biografia. Incidentalmente, questo autore è molto famoso per lavori biografici come Werner Herzog, Limonov o L’avversario. Ho in programma di leggere prossimamente Il regno, storia della sua breve conversione giovanile al cristianesimo intrecciata con la storia nel senso storico del cristianesimo dei primi secoli. Alla propria conversione Carrère accenna anche incidentalmente, parlando della conversione di Philip K. Dick.

Nel 1963, Dick si convertì al cristianesimo e si fece battezzare cattolico. Successivamente la sua fede prese vie impervie, tra alti e bassi, e oscillò sempre tra lo gnosticismo (sfiducia per la realtà) e quello che io definirei un inconsapevole tomismo (anelito alla realtà, a sapere cosa è davvero reale, e sapere come saperlo). Secondo me fu rovinato dall’incontro con un episcopaliano modernista di nome James Albert Pike, un personaggio veramente deteriore, immaginatevi una specie di Rahner ancora più eretico se possibile, che gli mise in testa idee deplorevoli e fece una bruttissima fine. Del rapporto tra Dick e Pike parlerò un’altra volta.
Comunque, poco prima di morire, Dick ricevette i santi sacramenti della Chiesa Cattolica. Io spero che gli abbiano giovato e periodicamente prego per la sua anima. Mi piace immaginarlo quando incontra per la prima volta San Paolo (in tutti i libri di Philip Dick ci sono elementi di teologia paolina e spesso citazioni esplicite dalle sue lettere)… saranno diventati grandi amici, quei due.

Ma stavo parlando della sua conversione. La cosa andò così.
Un giorno, Philip K. Dick vide o credette di vedere Satana. A quell’epoca prendeva solo stimolanti per scrivere molto e guadagnare abbastanza per mantenere la sua famiglia, non era ancora entrato nel tunnel della droga che poi avrebbe segnato la sua vita. Stava camminando tranquillamente per strada quando alzò lo sguardo e vide una faccia enorme nel cielo, metallica, malefica, che lo fissava digrignando. Fuggì. Nei giorni successivi vide ancora periodicamente la faccia. Il suo psicologo gli disse una marea di stupidaggini nota 2. Disperato, un giorno entrò in una chiesa.

Il prete gli sembrò meno ottuso dello psichiatra: almeno ascoltava quello che lui gli diceva.

La diagnosi del prete fu molto più semplice di quella dello psichiatra: Dick aveva visto il diavolo. Dick ci poteva credere, anche se aveva il dubbio che quello fosse Dio e Dio fosse malvagio. Questo dubbio lo avrebbe rôso per gran parte della sua vita. Comunque, decise di battezzarsi.

A quell’epoca, era sposato “per la terza volta” e il suo matrimonio andava di nuovo a rotoli. Ma sua moglie Anne fu commossa, forse perché lo vedeva come un tentativo di salvare la situazione, e decise che si sarebbero battezzate anche lei e le loro due figlie. Urrà!

Le ragazze non comprendevano bene il principio della comunione. Erano scioccate. Trovavano spaventoso che Gesù esortasse a mangiare il suo corpo e a bere il suo sangue: una sorta di cannibalismo. Anne, per rassicurarle, disse che si trattava di un’immagine, un po’ come nell’espressione “bere le parole di qualcuno”, ma Phil protestò: non era il caso di diventare cattolici se si razionalizzavano tutti i misteri.
«Non è nemmeno il caso» replicò Anne «di diventare cattolico per poi trattare la religione come una delle tue storie di fantascienza.»
«Proprio così» disse Phil, «ci stavo arrivando. Se si prende sul serio quello che racconta il Nuovo Testamento, si è costretti a credere che da più di diciannove secoli, da quando Cristo se ne è andato lasciandoci lo Spirito Santo, l’umanità subisce una sorta di mutazione. Forse non si vede, ma è così: se non ci credi, non sei cristiano, ecco tutto. Non sono io che lo dico, è San Paolo, e non posso farci niente se tutto questo somiglia in effetti a una storia di fantascienza. Il sacramento dell’eucaristia è l’agente di questa mutazione, per cui non presentarlo alle tue povere bambine come una specie di stupida commemorazione.

La comunione è un altro dei temi che tornano ricorrenti nell’opera di Dick. Ubik è uno dei suoi libri di fantascienza più amati ed è, per sua esplicita ammissione, una metafora dell’eucaristia. Dovrò parlare in seguito anche di Ubik (era la mia prima idea per il titolo di questo blog, ma ovviamente qualcuno lo aveva già preso). Il titolo della biografia di Carrère “Io sono vivo, voi siete morti” è tratto da una famosa frase di questo romanzo.
Fu così che, per tranquilizzare le figlie senza ingannarle sulla vera natura del cristianesimo, Dick raccontò loro la favola del gatto e della bistecca. Vi racconto, con parole mie, la storia.

Una signora vuole dare una festa e invitare ospiti a cena. Compra una bistecca da 5 libbre di carne (approssimativamente 2 kg) e la mette in cucina. Gli ospiti arrivano, lei discorre con loro amabilmente, poi va in cucina a prendere la carne… la bistecca è scomparsa. E in un angolo c’è il gatto di casa che si sta leccando i baffi, con aria satolla e soddisfatta. Ma potrebbe essere la tipica aria da gatto.
Tra gli ospiti della festa comincia una discussione. Il gatto ha mangiato la bistecca? C’è chi dice di sì, c’è chi dice di no. Il gatto sembra lo stesso, dall’esterno non si vede differenza. Comunque la bistecca è scomparsa. Alla fine qualcuno ha un’idea: pesiamo il gatto. Prendono una bilancia e lo pesano. Il gatto pesa esattamente 5 libbre.
Credono di aver trovato la prova empirica. I conti tornano. Ma a un certo punto uno degli invitati dice: un momento. Ma allora, dov’è il gatto?

Già.
Secondo voi, dov’è il gatto?

(P.S. ho fatto l’esperimento e ho raccontato la storia a mia moglie, per chiederle dove secondo lei era il gatto, e lei ha fatto una serie di commenti molto pedanti e molto concreti su quanto sia stata idiota la signora a lasciare la bistecca nella stessa stanza del gatto e se la bistecca aveva un osso e se qualcuno avesse almeno idea di quanto pesasse il gatto prima della festa e quanto quella padrona di casa sia stata davvero molto molto idiota e così via.
Umf.)


Piccola bibliografia

http://www.hoepli.it/libro/io-sono-vivo-voi-siete-morti/9788878517363.html
La pagina della biografia scritta da Emmanuel Carrère sul sito dell’editore Hobby & Work

https://www.adelphi.it/libro/9788845930874
La pagina della biografia scritta da Emmanuel Carrère sul sito dell’editore Adelphi

http://www.philipdick.com/
Sito ufficiale dedicato allo scrittore

http://www.fantascienza.com/catalogo/autori/NILF11613/philip-k-dick/
Pagina su Dick del Catalogo Vegetti (il più grande catalogo italiano di letteratura di fantascienza)


Note

Nota 1

Sono molto contento di aver trovato in un negozio di libri usati l’edizione Hobby & Work, anziché quella Adelphi.

Nota 2

Dick usufruiva dei servizi degli psichiatri ma ne aveva una pessima opinione. Quando aveva cinque anni, sua madre divorziò da suo padre; uno psichiatra le aveva assicurato, tranquillizzandola, che suo figlio non avrebbe affatto sofferto per il divorzio. In realtà Dick ne soffrì per tutta la vita e non riuscì mai a tenere in piedi un matrimonio (si sposò “cinque volte”).
Nei libri di Dick, gli psichiatri fanno sempre una pessima figura e appaiono come pomposi imbecilli parolai che credono di sapere tutto e in realtà non sanno un tubo. Cfr L’ora dei grandi vermi, Follia per sette clan.

3 pensieri su “Gesù, Philip K. Dick, il gatto e la bistecca

  1. Ma poi tu pensa se il gatto, rimasto solo nella stanza con la bistecca, invece di mangiarla, ci faceva cose sopre – chessò, la leccava come fanno i gatti, ci camminava sopra con le zampine sporche di fango del giardino, cose così. E nessuno se ne accorgeva e quell’idiota della signora serviva agli ospiti la bistecca tutta slinguazzata dal gatto.

    Costei è palesemente una stolta che non padroneggia l’arte del ricevere.

    Mi piace

    1. 😐

      Questo mi ricorda l’ultimo libro scritto da Philip Dick prima di morire. La trasmigrazione di Timothy Archer.
      Anche lì c’era un teologo che usava simpatiche metafore per spiegare le cose alla gente, e un pedante pignolo che gli rovinava la retorica con osservazioni pedanti e pignole, nonché esatte.

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