Interstellar

Astratto

Interstellar. Interpretazione trascendente.
L’amore dei nostri padri. Sconfiggere la morte. L’alleanza tra scienza e fiducia.
Chi sono “Loro”? Qual è il nome di Cooper?


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p style=”text-align:justify;”>Rielaboro in forma ordinata una serie di osservazioni sul film Interstellar già commentate nel post di Labre, del quale consiglio la lettura preliminare prima di questo post.
Questa non è una recensione del film, che qui non esamino nella sua globalità. È una disamina che prende in esame alcuni elementi particolari, che si notano solo con molta attenzione, e dà una interpretazione in senso trascendente.

Uno di questi elementi – il nome di Cooper – non è neppure contenuto nel film in sé e per sé, ma faceva parte della prima versione della sceneggiatura, perciò si tratta di un elemento “narrativamente deutero-canonico” nota 1

Tutte le citazioni in inglese sono tratte dalla sceneggiatura ufficiale. La traduzione è mia.

Necessariamente quanto segue presuppone l’aver visto il film, perciò la lettura è sconsigliata a chi non vuole spoiler.


La chiave per capire il film sta nella poesia citata dal dottor Brand. Fu composta da Dylan Thomas in occasione della morte del padre. La riporto accanto a questa traduzione italiana:

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p style=”width:40%;padding:0 10px 0 0;float:left;”>Do not go gentle into that good night,
Old age should burn and rave at close of day;
Rage, rage against the dying of the light.
Though wise men at their end know dark is right,
Because their words had forked no lightning they
Do not go gentle into that good night.
Good men, the last wave by, crying how bright
Their frail deeds might have danced in a green bay,
Rage, rage against the dying of the light.
Wild men who caught and sang the sun in flight,
And learn, too late, they grieved it on its way,
Do not go gentle into that good night.
Grave men, near death, who see with blinding sight
Blind eyes could blaze like meteors and be gay,
Rage, rage against the dying of the light.
And you, my father, there on the sad height,
Curse, bless me now with your fierce tears, I pray.
Do not go gentle into that good night.
Rage, rage against the dying of the light

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p style=”width:40%;padding:0 10px 0 0;float:right;”>Non andartene docile in quella buona notte,
I vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno;
Infuria, infuria, contro il morire della luce.
Benché i saggi conoscano alla fine che la tenebra è giusta
Perchè dalle loro parole non diramarono fulmini
Non se ne vanno docili in quella buona notte,
I probi, con l’ultima onda, gridando quanto splendide
Le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.
Gli impulsivi che il sole presero al volo e cantarono,
Troppo tardi imparando d’averne afflitto il cammino,
Non se ne vanno docili in quella buona notte.
Gli austeri, prossimi alla morte, con cieca vista accorgendosi
Che occhi spenti potevano brillare come meteore e gioire,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.
E tu, padre mio, là sulla triste altura maledicimi,
Benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose, te ne prego.
Non andartene docile in quella buona notte.
Infuriati, infuriati contro il morire della luce.


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p style=”text-align:justify;”>La poesia è recitata tre volte: dal professor Brand quando la Endurance parte, ancora da lui in punto di morte, da Mann quando sta lasciando il suo pianeta. Contiene i due temi principali sviluppati nel film: l’amore tra padri e figli (dico “padri” come sineddoche, perché il film contiene figure paterne, beninteso le generazioni anteriori comprendono anche le madri) e il desiderio dell’uomo di lottare contro la morte.
Il nesso tra i due temi è comprensibile, essendo i figli l’unico mezzo naturale di sconfiggere la morte: la perpetuazione della specie trascende la mortalità dell’individuo.

Nella poesia sono indicati 4 atteggiamenti archetipici dell’uomo verso la morte:

  1. Wise men, uomini saggi: coloro accettano in teoria la necessità della morte (“dark is right”), eppure… non sono contenti di morire.
  2. Good men, uomini buoni: rimpiangono la fine delle azioni “splendide” che potrebbero ancora compiere.
  3. Wild men, tradotto come impulsivi, forse sarebbe meglio “selvaggi”: le loro azioni sono cattive e orgogliose (“prendono al volo il sole e ne affliggono il cammino”).
  4. Grave men, gli austeri: vivono la vita come da ciechi, e alla fine si accorgono di averla sprecata.

Questi atteggiamenti trovano corrispondenze nelle persone che vediamo morire nel corso del film:

  1. il professor Brand, il saggio;
  2. Cooper, il buono, l’esploratore (la sua morte è simbolica);
  3. Mann, l’orgoglioso;
  4. Gli altri componenti dell’equipaggio della Endurance; soprattutto il povero Romilly, che letteralmente non vede avvicinarsi la propria morte e spreca 23 anni di vita in orbita.

Ma la cosa che ho trovato veramente interessante è che nella poesia la morte è definita “luce morente”. Questo è esattamente quello che succede in un buco nero, che ha una gravità così forte da attrarre anche la luce. Entrare in un buco nero è come morire: non potrai più tornare indietro.

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p style=”text-align:justify;”>Ecco la chiave. Il viaggio nello spazio e il buco nero rappresentano la morte, rispettivamente nel suo aspetto visibile all’uomo (il buio, il silenzio) e nel suo aspetto assolutamente ignoto (“nessuno può vedere oltre l’orizzonte di un buco nero”). Gli astronauti sono “morti” e in particolare Cooper “muore” quando entra nel buco nero, e per questo diventa il “fantasma”.
Partendo da questo, rileggiamo passo passo la sceneggiatura.


All’inizio c’è la manifestazione del “fantasma” nella stanza di Murphy, la figlia di Cooper. Murphy sente i rumori di suo padre che sta avendo un incubo e gli dice

I thought you were the ghost.
Pensavo che fosse il fantasma [invece eri tu].

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p style=”text-align:justify;”>Col senno di poi possiamo sorridere dell’ironia di Nolan che ci stava dando “la soluzione del mistero” (cos’è il fantasma?) fin dal principio.
Non è la bambina per prima che definisce “fantasma” il fenomeno, ma il nonno, e Cooper commenta scherzosamente che il nonno dice così perché “sta per diventare anche lui un fantasma”. Ma è molto più serio quando, sulla base dei messaggi nella polvere lasciati dal fantasma, arriva alla sede della NASA e, gli scienziati che gli chiedono come ha trovato il luogo, risponde:

COOPER It’s hard to explain, but we learned these coordinates from an anomaly…
DOYLE What sort of anomaly?
COOPER I don’t want to term it “supernatural”… but…
WILLIAMS You’re going to have to, Mr Cooper. Real quick.

COOPER è difficile da spiegare, ma abbiamo trovato queste coordinate grazia a un’anomalia..
DOYLE Che tipo di anomalia?
COOPER Non vorrei usare il termine sovrannaturale, ma…
WILLIAMS Dovrà imparare a farlo, Mr. Cooper. In fretta.

Il tema del ritorno dalla morte è ancora evidenziato dal fatto che il progetto messo in piedi dalla NASA si chiama progetto Lazzaro, segno di speranza per una Terra che sta morendo.

PROFESSOR BRAND The Lazarus missions.
COOPER Sounds cheerful.
PROFESSOR BRAND Lazarus came back from the dead.
COOPER He had to die in the first place.

PROFESSOR BRAND La missione Lazzaro.
COOPER Suona carino.
PROFESSOR BRAND Lazzaro tornò dalla morte.
COOPER Per farlo ha dovuto prima morire.

Il nome sarà ricordato ancora quando l’equipaggio della Endurance sveglia il dottor Mann da un sonno senza speranza:

DR MANN (cracked, parched) Pray you never learn just how good it can be to see another face. (Shaky sip.) I hadn’t much hope to begin with. After so much time, I had none. My supplies were exhausted. The last time I went to sleep, I set no waking date. (Looks at them all.) You have literally raised me from the dead.
COOPER (smiles) Lazarus.

DR MANN (esausto, disidratato) Pregate di non sapere mai quanto può essere bello vedere il viso di un altro. All’inizio non avevo molte speranze, ma dopo tutto quel tempo, non ne avevo nessuna. Avevo completamente esaurito le provviste. L’ultima volta che mi sono ibernato, non ho neanche messo una data di risveglio. (li guarda tutti) Mi avete letteralmente fatto risorgere dalla morte.
COOPER (sorride) Lazzaro.

Quando Cooper sta per partire, dice a sua figlia:

COOPER After you kids came along, your mother said something I didn’t really understand – she said, ‘I look at the babies and I see myself as they’ll remember me.’ She said, ‘It’s as if we don’t exist anymore, like we’re ghosts, like now we’re just there to be memories for our kids.’ Now I realize – once we’re parents, we’re just the ghosts of our childrens’ futures.
MURPH You said ghosts don’t exist.
COOPER That’s right. I can’t be your ghost right now – I need to exist. Because they chose me. They chose me, Murph. You saw it.

COOPER Dopo che siete nati voi, tua mamma mi ha detto una cosa che non avevo capito. Ha detto: “Guardo i bambini e vedo me stessa come mi ricorderanno loro. È come se non esistessimo più, come se fossimo fantasmi, ora siamo qui solo per essere ricordi per i nostri figli”. Ora credo di aver capito cosa voleva dire. Quando diventi genitore, sei il fantasma del futuro dei tuoi figli.
MURPH Hai detto che i fantasmi non esistono.
COOPER È così. Non posso essere il tuo fantasma adesso. Io devo esistere. Loro hanno scelto me. Murph, hanno scelto me. Hai visto.

Cooper sta già annunciando la sua volontà di “diventare fantasma” per aiutare sua figlia.


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p style=”text-align:justify;”>Quando la nave spaziale Endurance decolla, il professor Brand recita i primi versi della poesia. Siccome Mann più avanti chiede a Cooper “Brand ha recitato la sua poesia quando siete partiti?”, possiamo dedurre che questa era una sua abitudine.
Abbiamo visto che la poesia è una sorta di augurio a chi sta per morire. E il rapporto tra chi è rimasto a terra e chi è partito assomiglia davvero a quello di una relazione tra i vivi e i morti. Gli astronauti possono ascoltare ma non possono rispondere. Quando Tom, il figlio maschio di Cooper, manda messagi a suo padre, fate caso alle posizione delle mani: sono giunte, come in preghiera.
Nel suo ultimo messaggio, Tom dice:

You’re not listening to this. I know that. All these messages are just out there, drifting in the darkness … I figured as long as they were willing to send them there was some hope, but … You’re gone. You’re never coming back. And I’ve known that for a long time. Lois says – that’s my wife, Dad – she says I have to let you go. So I am. Wherever you are, I hope you’re at peace. Goodbye, Dad.

Tu non stai ascoltando tutto questo. lo so. Tutti questi messaggi sono solo là fuori, fluttuando nell’oscurità. Ho pensato che finchè quelli della NASA erano disposti a mandarli, c’era ancora speranza, ma… tu sei andato. Non tornerai mai. E credo di averlo saputo da molto tempo. Lois dice – è mia moglie, papà – dice che devo lasciarti andare. E ora lo sto facendo. Ovunque tu sia, spero che tu sia in pace. Addio, papà.

Mentre il professor Brand, incoraggiando Murphy adulta a mandare messaggi a suo padre, le dice

I talk to Amelia all the time. It helps.

Parlo ad Amelia praticamente sempre. Aiuta. 

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p style=”text-align:justify;”>Parlare agli astronauti è un rito, un atteggiamento religioso. La telecamera a cui si rivolgono i loro parenti non è semplicemente una telecamera.
È una lapide. È un altare.
Tom, il contadino, l’uomo della terra, il materialista, perde la fiducia e smette di “pregare”. Invece è proprio il professor Brand, l’uomo di scienza, l’uomo delle astrazioni e delle equazioni, che persevera e continua a parlare all’invisibile.


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p style=”text-align:justify;”>Qui si affaccia un terzo tema del film, che è appena accennato e non consistente come gli altri, ma è presente. È una concezione della scienza che possiamo definire non scientista.
Già all’inizio del film Murphy rappresenta questa concezione. Parlando del “fantasma” nella stanza, dice:

MURPH I looked it up, it’s called a poltergeist.
COOPER Murph, you know that’s not scientific.
MURPH You say science is about admitting what we don’t know.

MURPH L’ho trovato. Si chiama poltergeist.
COOPER Murph, sai che non è scientifico.
MURPH Tu dici che la scienza è ammettere ciò che non sappiamo.

Di fronte a qualcosa che non è spiegabile con il suo attuale bagaglio di nozioni, la scienza (la vera scienza)  non dice “questo non riesco a spiegarlo, dunque non può essere”, bensì “questo non riesco a spiegarlo, dunque mi manca qualcosa che devo completare”.


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p style=”text-align:justify;”>Questo concetto torna sorprendentemente nel discorso di Amelia Brand sull’amore.
Siamo dopo il ritorno dal pianeta di Miller, che orbita troppo vicino al buco nero Gargantua. Su quel pianeta le onde sono alte come montagne, Doyle è morto, Cooper e Brand hanno perso 23 anni per lo slittamento temporale. Il carburante è limitato e gli esploratori possono fare solo due delle tre cose: visitare il pianeta di Mann, visitare il pianeta di Edmunds, tornare sulla Terra. Se vogliono portare avanti il “piano A” devono tornare sulla Terra, perciò bisogna scegliere tra Mann e Edmunds. Amelia Brand vuole andare da Edmunds, ma Cooper ha capito (sentendo il modo in cui lei ne parlava) che la Brand ama Edmunds, e teme che questo influenzi il suo giudizio in modo “non scientifico”:

COOPER You’re a scientist, Brand…
BRAND I am. So listen to me when I tell you that love isn’t something we invented – it’s observable, powerful. Why shouldn’t it mean something?
COOPER It means social utility – child rearing, social bonding –
BRAND We love people who’ve died … where’s the social utility in that? Maybe it means more – something we can’t understand, yet. Maybe it’s some evidence, some artifact of higher dimensions that we can’t consciously perceive. I’m drawn across the universe to someone I haven’t seen for a decade, who I know is probably dead. Love is the one thing we’re capable of perceiving that transcends dimensions of time and space. Maybe we should trust that, even if we can’t yet understand it.

COOPER Sei una scienziata, Brand.…
BRAND Lo sono. E allora ascoltami quando dico che l’amore non è una cosa che abbiamo inventato noi. È osservabile, è potente. Perché non dovrebbe significare qualcosa?
COOPER Significa utilità sociale – allevamento di bambini, legami sociali…
BRAND Noi amiamo persone che sono morte. Dov’è l’utilità sociale in quello? Forse significa qualcosa di più. Qualcosa che non possiamo ancora capire. Magari è una testimonianza, un artefatto da dimensioni più alte che non possiamo percepire consciamente. Io sono attratta attraverso l’universo da qualcuno che non vedo da un decennio, che probabilmente è morto. L’amore è l’unica cosa che riusciamo a percepire che trascenda le dimensioni del tempo e dello spazio. Forse dovremmo fidarcene, anche se non riusciamo ancora a capirlo.

Questo discorso è notevole per diversi aspetti.

“Mi fido anche se non capisco”. La Brand lo dice proprio nel momento in cui rivendica il suo essere una scienziata, non nonostante il suo essere una scienziata, ma proprio perché lo è: l’abbraccio alla totalità del reale, compresa la porzione di esso che non riusciamo a vedere o a capire.

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p style=”text-align:justify;”>La definizione dell’amore:
qualcosa che non abbiamo inventato noi
“un artefatto da dimensioni superiori che non possiamo consciamente percepire
trascende le dimensioni del tempo e dello spazio
Sono definizioni criptiche che potrebbero nascondere o non nascondere un riferimento velato alla trascendenza dell’amore. Le espressioni volutamente vaghe rientrano nel tipico cinema dei Nolan – soprattutto del fratello sceneggiatore, Jonathan Nolan nota 2.

Ma il fatto estremamente interessante è che la Brand richiama l’amore verso i morti. Mentre Cooper cerca di criticarla riducendo l’amore a una logica da vantaggio evolutivo, quasi alla Dawkins, lei invece analizza l’amore nella sua dimensione di gratuità, incomprensibile in termini puramente razionalistici. E lo fa sulla base del culto dei defunti, la prima forma religiosa dell’essere umano; è lo stesso amore che i terrestri manifestano verso coloro che sono partiti per lo spazio interstellare.

Confrontiamo quello che qui sta dicendo la Brand con quello che lei ha detto poco prima, quando era bloccata assieme a Cooper sul pianeta di Miller, aspettando che i motori si ricaricassero per partire. Cooper era disperato per il tempo che stavano perdendo e le aveva chiesto se c’era un modo per tornare indietro nel tempo attraverso il buco nero, magari chiedendo aiuto a “Loro”, e la Brand aveva stroncato le sue speranze:

COOPER Don’t you have some clever way we jump into a black hole and get back the years?
BRAND Time is relative – it can stretch and squeeze – but it can’t run backwards. The only thing that can move across dimensions like time is gravity.

COOPER (thinks) The beings who led us here … they communicate through gravity …
Brand nods.
COOPER Could they be talking to us from the future?
BRAND (considers) Maybe …
COOPER Well, if they can –
BRAND Look, Cooper, they’re creatures of at least five dimensions – to them time may be just another physical dimension. To them the past might be a canyon they can climb into and the future a mountain they can can climb up … but to us it’s not, okay?

COOPER Non hai qualche modo intelligente per saltare in un buco nero e tornare indietro nel tempo?
BRAND Il tempo è relativo. Può allungarsi e restringersi, ma non può scorrere all’indietro. La sola cosa che può muoversi tra le dimensioni come il tempo è la gravità.

COOPER (pensa) Gli esseri che ci hanno portato qui, loro comunicano tramite la gravità…
Brand annuisce.
COOPER E se ci parlassero dal futuro?
BRAND (considera) Forse…
COOPER Allora, se possono–
BRAND Cooper, loro sono creature di almeno cinque dimensioni – per loro, il tempo potrebbe essere solo un’altra dimensione fisica. Per loro il passato potrebbe essere un canyon in cui possono entrare e il futuro una montagna da scalare… Ma per noi, non lo sono, okay?

La conversione della dimensione temporale in dimensione spaziale anticipa il funzionamento del “tesseract”, il cubo a 4 dimensioni che vediamo alla fine del film, mentre l’idea che “Loro” agiscano dal futuro anticipa quello che penserà Cooper nel tesseract – un’idea che ritengo fondamentalmente corretta, ma non nel senso in cui viene correntemente interpretata.

“The only thing that can move across dimensions like time is gravity.”
“Love is the one thing we’re capable of perceiving that transcends dimensions of time and space”

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p style=”text-align:justify;”>Ma se entrambe queste cose (gravità e amore) sono “l’unica cosa” che trascende il tempo, allora queste due “uniche cose” si identificano: amore = gravità!
Giustamente Labre, nel suo post, notava un’equivalenza simbolica quasi dantesca: l’amor che move l’sole e le altre stelle. E infatti il tesseract in cui “Loro” mettono Cooper funziona proprio così.


Dopo che la Brand ha perso la votazione, l’equipaggio arriva sul pianeta del dott. Mann. Di lui ci hanno parlato benissimo. All’inizio del viaggio, poco dopo il decollo della Endurance, Cooper e Brand hanno avuto questo dialogo:

COOPER Tell me about Dr Mann.
BRAND Remarkable. The best of us. My father’s protégé. He inspired eleven people to follow him on the loneliest journey in human history. Scientists, explorers … That’s what I love – out there we face great odds. Death. But not evil.
COOPER Nature can’t be evil?
BRAND Formidable, frightening – not evil. Is a tiger evil because it rips a gazelle to pieces?
COOPER Just what we bring with us, then.
BRAND This crew represents the best aspects of humanity.
COOPER Even me?
 Brand looks at him. Smiles.

COOPER Dimmi del dottor Mann.
BRAND Notevole. Il migliore di noi. Il protetto di mio padre. Ha ispirato undici persone a seguirlo nel viaggio più solitario di tutta la storia umana. Scienziati, esploratori… È questo che amo. Qui fuori noi affrontiamo grandi pericoli, la morte, ma non il male.
COOPER La natura non può essere malvagia?
BRAND Formidabile, spaventosa, ma non malvagia. Una tigre è malvagia perché fa a pezzi una gazzella?
COOPER C’è solo quello che portiamo con noi, allora.
BRAND Questo equipaggio rappresenta il meglio dell’umanità.
COOPER Perfino io?
Brand lo guarda e sorride.

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p style=”text-align:justify;”>Estremamente interessante col senno di poi, perché sappiamo che, quando la Brand diceva queste parole, Mann era già “caduto”. Il suo promettente pianeta è una truffa.
Da un punto di vista di tecnica narrativa, gli sceneggiatori avevano bisogno di un “cattivo”, qualcuno che lo spettatore potesse odiare e che potesse far risplendere per contrasto la bontà di Cooper. Ma c’è anche l’aspetto simbolico. Mann è un nome molto evocativo.
Man. Uomo.
“Il migliore di noi”. Non una garanzia irreprensibile. Conosco un’altra storia dove una creatura era la migliore del suo genere, ed è caduta.

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p style=”text-align:justify;”>Mann rappresenta l’umanità; e l’umanità è corrotta. La Brand si illude di avere a che fare con un universo di natura incontaminata dove si può incontrare il pericolo e la morte, ma non la malizia (in termini tecnici si può ricordare la distinzione tra male fisico e male morale). Ma questa è un’illusione e Cooper glielo dice: non importa quanto lontano possiamo spingerci nello spazio interstellare, noi esseri umani non troveremo mai un luogo libero dal male, perché il male ce lo portiamo dentro. La Brand ribadisce che “l’equipaggio rappresenta il meglio dell’umanità”… certo… appunto.
È proprio questo il problema: l’umanità.

Bisogna notare che Mann non è semplicemente caduto per la paura di morire. Quando rivela i propri obiettivi a Cooper, afferma:

When I left Earth I felt fully prepared to die. But I just never faced the possibility that my planet wouldn’t be the one.

Quando ho lasciato la Terra, ero completamente pronto a morire. Ma non ho mai affrontato la possibilità che il mio pianeta non sarebbe stato quello giusto.
[“mio” in corsivo nel testo]

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p style=”text-align:justify;”>La caduta di Mann non inizia con la paura, ma con l’orgoglio (non è questo l’inizio di ogni caduta?); non voleva semplicemente essere recuperato, voleva essere lui, proprio lui, quello che avrebbe guidato l’umanità nella sua nuova casa. Perché lui era “il migliore dei migliori”.
Corruptio optimi pessima.

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p style=”text-align:justify;”>È molto importante che nel film ci sia il personaggio del dottor Mann.
È stato detto che Interstellar contiene un messaggio sostanzialmente “auto-salvifico”, per cui l’uomo, grazie alla scienza, diventa una specie di divinità e si salva da solo. Questa è una lettura comprensibile e coerente con tutta una certa narrativa di fantascienza che eredita l’antropologia di stampo illuminista e positivista.
Ma io non credo che questa lettura colga veramente il significato del film. La scienza di Interstellar non è scientista: è una scienza sobria, che non si fa illusioni di onnipotenza. La presenza di Mann; Mann lo scienziato, Mann il migliore, Mann l’uomo; Mann sta lì a ricordare che la natura umana è bacata. Portiamo il male dentro di noi.


Mann muore nel tentativo di rubare la Endurance e danneggia la nave. Ora la situazione è disperata e il carburante è quasi finito. Cooper fa una manovra spaziale straordinaria, usando il buco nero Gargantua come “fionda gravitazionale” per lanciare la nave verso il pianeta di Edmunds, al prezzo di uno slittamento temporale altissimo (51 anni!). Per alleggerire il carico della nave è necessario abbandonare il robot TARS, e a questo punto tanto vale, anche se è una mossa estremamente azzardata, lanciarlo all’interno del buco nero per cercare il tesoro nascosto: i “dati quantici”.

Facciamo un passo indietro. Sul pianeta di Mann, l’equipaggio era stato raggiunto dal messaggio di Murphy che li informava della morte del professor Brand. Li informava altresì che il “piano A” era una truffa, pensata fin dall’inizio per far lavorare le persone, e che il vero obiettivo era sempre stato il “piano B” (la colonia). Questo lo sapeva anche Mann, e lo spiega all’equipaggio:

COOPER He never even hoped to get people off the Earth.
DR MANN No.
BRAND But he’s been trying to solve the gravity equation for forty years!
DR MANN Amelia, your father solved his equation before I even left.
BRAND Then why wouldn’t he use it?!
DR MANN The equation couldn’t reconcile relativity with quantum mechanics. You need more…
COOPER More what?!
DR MANN More data. You need to see inside a black hole. And the laws of nature prohibit a naked singularity.
COOPER (to Romilly) Is that true?
ROMILLY If a black hole is an oyster, the singularity is the pearl inside. Its gravity is so strong, it’s always hidden in darkness, behind the horizon. That’s why we call it a black hole.
COOPER If we could look beyond the horizon…
DR MANN Some things aren’t meant to be known.

COOPER Non ha mai neppure sperato di portare via la gente dalla Terra.
DR MANN No, infatti.
BRAND Ma ha cercato di risolvere l’equazione della gravità per quarant’anni!
DR MANN Amelia, tuo padre ha risolto la sua equazione perfino prima che partissi io.
BRAND E allora perché non l’ha usata?!
DR MANN L’equazione non può riconciliare la relatività con la meccanica quantistica. Servono più…
COOPER Più cosa?!
DR MANN Più informazioni. Bisogna guardare all’interno di un buco nero. E le leggi della natura proibiscono una singolarità nuda.
COOPER (a Romilly) Questa cosa è vera?
ROMILLY Se un buco nero è un’ostrica, la singolarità all’interno è la perla. La sua gravità è così forte, che sta sempre nascosta nell’oscurità, dietro l’orizzonte. Per questo è chiamato buco nero.
COOPER Se potessimo guardare oltre l’orizzonte…
DR MANN Alcune cose non sono fatte per essere conosciute.

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p style=”text-align:justify;”>Ecco di nuovo la simbologia buco nero = morte: non puoi sapere cosa c’è oltre, se non vai a guardare direttamente; ma se ci entri, non puoi uscire. Non puoi dire agli altri cosa hai trovato. La morte è una sorpresa per tutti. No spoilers.
Ma è davvero impossibile tornare dalla morte? Lazzaro l’ha fatto. Lazzaro è tornato. Qualcuno lo ha fatto tornare. E la missione della NASA si chiama progetto Lazzaro.

Poco prima che Mann svelasse i suoi veri obiettivi, Cooper (quando ancora credevano che il pianeta fosse abitabile) aveva deciso di abbandonare l’equipaggio e tornare a casa a morire con la sua famiglia. Romilly gli aveva proposto l’estremo tentativo: “sbirciare” fuggevolmente il mistero.

ROMILLY I have a suggestion for your return journey.
COOPER What?
ROMILLY Have one last crack at the black hole …
Tars enters.
ROMILLY Gargantua’s an older, spinning black hole – what we call a gentle singularity.
COOPER Gentle?
ROMILLY They’re hardly gentle, but their tidal gravity is quick enough that something crossing the horizon fast might survive … a probe, say.
COOPER What happens to it after it crosses?
ROMILLY Beyond the horizon is a complete mystery – who’s to say there isn’t some way the probe can glimpse the singularity and relay the quantum data? If he’s equipped to transmit every form of energy that can pulse – X-ray, visible light, radio –
TARS Just when did this probe become a ‘he’?
Romilly looks from Tars to Cooper, sheepish.
ROMILLY Tars is the obvious candidate. I’ve already told him what to look for.
TARS I’d need to take the old optical transmitter from Kipp.

ROMILLY Ho un suggerimento per il tuo viaggio di ritorno.
COOPER Cosa?
ROMILLY Fai un ultimo tentativo col buco nero.
Tars entra nella stanza.
ROMILLY Gargantua è un vecchio, roteante buco nero – quello che chiamiamo una singolarità gentile.
COOPER Gentile?
ROMILLY Non sono mai gentili, ma la loro marea gravitazionale è così veloce che, se qualcosa attraversa il suo orizzonte, potrebbe sopravvivere… una sonda, diciamo.
COOPER E cosa succede dopo che l’ha attraversato?
ROMILLY Oltre l’orizzonte è un mistero assoluto – ma chissà, forse c’è un modo in cui la sonda può intravedere la singolarità e trasmettere i dati quantici? Se lui è equipaggiato a trasmettere in ogni forma di energia pulsante – raggi X, luce visibile, radio…
TARS Da quando questa sonda è diventata un “lui”?
Romilly guarda da Tars a Cooper, imbarazzato.
ROMILLY Tars è il candidato ovvio. Gli ho già spiegato cosa cercare.
TARS Avrò bisogno del vecchio trasmettitore ottico di Kipp.

Romilly morirà proprio per aver messo le mani su Kipp, il robot di Mann, che Mann a suo tempo aveva disattivato e collegato a una bomba affinchè Kipp non avvertisse l’equipaggio di soccorso.

Ora, dopo la “fionda gravitazionale”, per Cooper non c’è più speranza di tornare a casa, eppure Tars pensa che la teoria di Romilly sia ancora valida:

It’s our last chance to save people on Earth – if I can find some way to transmit the quantum data I’ll find in there, they might still make it.

è la nosta ultima possibilità di salvare le persone sulla Terra – se riesco in qualche modo a trasmettere i dati quantici che troverò all’interno, potrebbero ancora essere utili.

Notate che, quando Cooper lancia TARS verso il buco nero, il robot gli risponde

See you on the other side, Cooper

Ci vediamo dall’altra parte, Cooper

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p style=”text-align:justify;”> Non certo perché sapesse che si sarebbero rivisti nel buco nero, ma come saluto ironico, la tipica cosa da dire quando si sta per morire, nel senso di un ben diverso “other side”.
Però il saluto risulta essere vero. Cooper infatti ha deciso di sacrificarsi: per alleggerire ancora la nave, si lascia attirare dalla gravità immensa del buco nero, andando incontro alla morte.


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p style=”text-align:justify;”>Così, Cooper entra nel buco nero.
La morte.
Cooper, simbolicamente, “muore” davvero: diventa il fantasma che aveva comunicato con la figlia.

C’è un passaggio della sceneggiatura che avvalora questa simbologia. Alla fine del film, quando Cooper è nella stanza d’ospedale dove saluta sua figlia anziana e morente, la sceneggiatura lo descrive così:

And the family comes back in as Cooper releases Murphy’s hand, stepping back to let Murph’s kid and grandkids swarm over her… He watches them, their love, as if from another dimension. A man out of time. A ghost.

E la famiglia di Murphy entra mentre Coooper rilascia la mano di lei, facendo un passo indietro affinchè i figli e nipoti di Murphy possono sciamare su di lei… Li guarda, guarda il loro amore, come se venisse da un’altra dimensione. Un uomo fuori del suo tempo. Un fantasma.

<

p style=”text-align:justify;”>Cooper è “morto” quando è entrato nel buco nero, ma questa “morte” è anche l’ingresso in una dimensione superiore che trascende lo spazio e il tempo. “Loro”, gli esseri misteriori, hanno costruito all’interno del buco nero un tesseract, un ipercubo a quattro dimensioni. La quarta dimensione è il tempo, che nel tesseract – come aveva descritto la Brand – funziona come una dimensione spaziale, per cui muoversi avanti e indietro equivale a muoversi “prima” e “dopo”. Il tesseract è collegato alla stanza di Murphy, la stanza in cui si era manifestato il fantasma, e Cooper è lui stesso il fantasma.
Cooper, “attratto” dall’amore verso sua figlia allo stesso modo in cui un corpo attrae gravitazionalmente un altro, trova il momento in cui questo amore era particolarmente intenso – il momento in cui è partito, lasciando Murphy – e “usando” l’amore, cioè la gravità, trasmette a sua figlia i dati quantici che Tars ha rilevato nel buco nero.

A questo punto la simbologia è completa e coerente. È praticamente una proporzione.

<

p style=”text-align:center;”>Se
Buco nero = morte
come
Amore = gravità
Allora
Singolarità nel buco nero = gravità estrema
come
mistero della morte = amore estremo

<

p style=”text-align:justify;”>I due temi principali del film – l’amore intergenerazionale, il superamento della morte – sono qui perfettamente coincidenti. Cooper entra nella morte, e non trova il nulla, bensì l’amore tra padre e figlia. Ed è questo amore a salvarli.
Sulla Terra Murphy, rendendosi conto che suo padre non può averla volontariamente abbandonata, “si fa bambina”; torna ad essere la bambina che credeva nell’amore di suo padre e si fidava pienamente di lui; torna nella sua stanza e trova il messaggio del “fantasma”, con i dati necessari a completare l’equazione della gravità.

<

p style=”text-align:justify;”>Qui si lega anche il terzo tema nel film, la scienza non scientista: la scienza che non diventa un idolo, che non si vergogna di ammettere ciò che non conosce. E cos’è che, più di ogni altra cosa, non conosciamo? La morte. Il mistero assoluto. Il mistero di tutti i misteri.
Il professor Brand e Murphy rappresentano questa scienza non scientista. Brand cerca di arrivare alla conoscenza che salva con la sola forza della sua ragione. Ma si rende lucidamente conto che non può farcela, perché gli manca un pezzo fondamentale di conoscenza, una verità che si conosce solo morendo. Senza quella conoscenza, Brand scende a compromessi con il male (la menzogna) e cerca di salvare l’umanamente salvabile, cioè ben poco. La ragione non può salvare da sola l’umanità.
Per salvare l’umanità, è necessario che una persona affronti la morte e ne sollevi il velo, rivelando il mistero di quello che c’è “oltre l’orizzonte”. Quella persona è Cooper, aiutato da forze superiori. Ma questo non basta: è anche necessaria la fiducia ragionevole da parte chi, nella morte, non c’è andato. Quella persona è Murphy. Lei rappresenta l’alleanza tra fede e ragione: con la fiducia di una bambina, crede alla verità rivelata da Cooper, e con la ragione di una scienziata, inserisce questa verità in un discorso logico e coerente, l’equazione matematica.

Grazie a questa verità rivelata e intellegibile, l’umanità può usare la forza di gravità (= l’amore): costruire le stazioni spaziali orbitanti, che permettono all’umanità di vivere nello spazio, “in cielo”, di “nascere in alto”.


<

p style=”text-align:justify;”>Resta un ultimo interrogativo: “Loro”.
Chi sono?
Sul pianeta di Miller, Cooper aveva chiesto alla Brand se questi esseri, che ci parlano attraverso la gravità, potrebbero comunicare dal futuro. Brand aveva detto che è possibile. Ora, nel tesseract, Cooper arriva a una conclusione:

COOPER Don’t you get it, yet, Tars? ‘They’ aren’t ‘beings’ … they’re us … trying to help … just like I tried to help Murph
TARS (over radio) People didn’t build this tesseract –
COOPER Not yet … but one day. Not you and me but people, people who’ve evolved beyond the four dimensions we know

COOPER Non capisci ancora, Tars? “Loro” non sono esseri… siamo noi… cercando di aiutarci, proprio come io ho cercato di aiutare Murphy
TARS (via radio) Ma le persone non hanno costruito questo tesseract…
COOPER Non ancora… ma un giorno. Non tu e io, ma persone, persone che si sono evolute oltre le quattro dimensioni che conosciamo

 Insomma, “Loro” sono i nostri discendenti, che da un lontano futuro tornano nel passato (loop temporale) per aiutare i propri antenati. Sono i figli della famiglia umana.

<

p style=”text-align:justify;”>Questa spiegazione è possibile, e nell’economia del film, ha anche senso. Come i padri amano e aiutano i figli, così viceversa. Interstellar è una celebrazione dell’amore intergenerazionale.
Alcuni l’hanno criticata come una chiusura alla trascendenza, quasi una apologia dell’utopia di divinizzazione dell’uomo che “si salva da solo”. Io però non ci vedo un’apologia del superuomo, proprio perché come abbiamo visto Interstellar non contiene nessuna “religione della scienza”; la trascendenza in Interstellar può benissimo stare a livello simbolico.

Tuttavia, resta ancora una possibilità, e qui la espongo come ipotesi. Questa spiegazione su “Loro” non è la verità oggettiva mostrata dal film, non è “narrativamente canonica”; è la teoria di Cooper. Ma io ho anche una teoria diversa.

 “Loro” non sono i nostri figli, ma i nostri padri. Sono i morti.

<

p style=”text-align:justify;”>“Loro” sono, come dice Cooper, persone che si sono evolute oltre le 4 dimensioni che conosciamo; ma il futuro da cui ci aiutano non è il futuro dell’universo, bensì il nostro futuro personale che ci aspetta tutti: la morte e ciò che sta oltre la morte. Quella è la dimensione trascendente.
I morti ci aiutano e ci amano, perché noi amiamo loro.

BRAND Noi amiamo persone che sono morte. Dov’è l’utilità sociale in quello? Forse significa qualcosa di più. Qualcosa che non possiamo ancora capire. Magari è una testimonianza, un artefatto da dimensioni più alte che non possiamo percepire consciamente. Io sono attratta attraverso l’universo da qualcuno che non vedo da un decennio, che probabilmente è morto. L’amore è l’unica cosa che riusciamo a percepire che trascenda le dimensioni del tempo e dello spazio. Forse dovremmo fidarcene, anche se non riusciamo ancora a capirlo.


<

p style=”text-align:justify;”>Riassumendo.
Interstellar parla della morte.
La piaga che costringe l’umanità a lasciare il pianeta raffigura il destino di ogni essere umano che, per quanto vorrebbe prolungare i suoi giorni su questa terra (“rage against the dying light”), è costretto ad andarsene.
Il viaggio nello spazio e il buco nero rappresentano la morte, rispettivamente nel suo aspetto comprensibile (il buio, il silenzio) e nel suo aspetto ignoto (“nessuno può vedere oltre l’orizzonte di un buco nero”). Gli astronauti sono “morti” e in particolare Cooper “muore” quando entra nel buco nero.
I misteriosi “dati quantici” sono la verità sulla morte, che l’uomo da solo non può trovare se non gliela rivela qualcuno “dall’altra parte”, e se non ha fiducia in questa rivelazione.
Cooper rivela questa verità perché è disposto a sacrificarsi, con l’aiuto di forze trascendenti.
Murphy crede a questa verità perché “si fa bambina” e questa fiducia, alleata della logica, permette a lei e a tutta l’umanità di “andare in cielo” e “nascere in alto”, vivere nelle stazioni spaziali costruite con la forza della gravità – cioè una forza che trascende lo spazio e il tempo. Come l’amore.

<

p style=”text-align:justify;”>L’uomo non si salva da solo.
L’uomo è salvato da un amore paterno, oltre la morte.


Ultima annotazione. Non è un elemento che “sposta” molto nell’interpretazione del film. È più una curiosità. Un piccolo dettaglio. Ma spesso i dettagli sono interessanti.

<

p style=”text-align:justify;”>Cooper.
Del protagonista sappiamo solo il cognome. Nessuno lo chiama mai per nome. Lo avete notato? Non lo dicono mai.
Perché?

<

p style=”text-align:justify;”>Tuttavia, quando è cominciato il lavoro sul film, un nome Cooper lo aveva. La prima sceneggiatura che era stata scritta, nel 2008, diceva il suo nome. Anche vari altri elementi erano diversi, e sono stati modificati fino alla versione finale uscita nelle sale nel 2014. Ma il nome non è stato modificato; è stato proprio cancellato.
Eppure Cooper, un nome proprio, dovrà pur averlo.

Questa cosa, nella narrativa dei mondi “subcreati” (vedi nota 1), si chiama deutero-canonicità. Notate il termine preso a prestito dall’esegesi biblica. Deutero-canonico è quando un elemento narrativo era stato pensato per essere inserito nella storia, ma poi non è stato più inserito. Se non è contraddetto, è ancora da considerare “vero”? Ci sono scuole di pensiero al riguardo (sì, ci sono davvero).

<

p style=”text-align:justify;”>Prendiamo per buona la linea di pensiero che il nome di Cooper della prima sceneggiatura sia “ancora” il suo “vero” nome. È la stessa linea di pensiero seguita dai redattori di Interstellar_Wiki, una wikipedia fatta da alcuni fan sul film.
Benissimo, allora. Qual era il nome di Cooper?

http://interstellarfilm.wikia.com/wiki/Joseph_Cooper

<

p style=”text-align:justify;”>Joseph.
Non riesco a immaginare nome migliore per un padre.

Perciò il protagonista di Interstellar è un uomo che si sacrifica per la salvezza dell’umanità, torna dalla morte, porta a compimento “la resurrezione di Lazzaro”, e le sue iniziali sarebbero J.C.

Vogliamo parlare di messaggi nascosti nella polvere?


Piccola bibliografia

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p style=”text-align:justify;”>http://www.isdb.com/scripts/Interstellar.html
La sceneggiatura preliminare del 2008 scritta da Jonathan Nolan, Kip Thorne & Lynda Obst. Kip Thorne è un astrofisico e il principale consulente scientifico del film. In origine il film doveva essere girato da Steven Spielberg.
È diversa in molti punti dalla sceneggiatura della versione finale del 2014, scritta dai fratelli Nolan. Tra le altre cose, la stazione spaziale in cui viene portato Cooper alla fine del film non è stata chiamata così per sua figlia (peraltro Murphy nella versione del 2008 è un maschio), ma proprio in suo onore: è la stazione spaziale “Joseph A. Cooper”.
La sceneggiatura finale del 2014 è un libro e può essere acquistato sui principali canali di distribuzione.

<

p style=”text-align:justify;”>http://www.interstellarmovie.net/
Il sito ufficiale del film.

<

p style=”text-align:justify;”>Interstellar_Wiki
Una wipedia che riassume i principali elementi del film.


Note

<

p style=”text-align:justify;”>Nota 1
Quando è creato – anzi, come dice Tolkien, è subcreato – un universo narrativo molto complesso, i fan spesso si chiedono (e perfino litigano tra loro) su cosa fa parte della storia e cosa no. Questo accade soprattutto con i prodotti narrativi la cui realizzazione impegna molte persone (es. un team di sceneggiatori) e/o si protrae a lungo nel tempo con episodi successivi (saghe di libri, serie tv), cosa che può portare a contraddizioni ed omissioni – e ci sono anche quei dettagli che l’autore decide volutamente di non rivelare. Chi ha fatto parte del fandom di LOST potrà ricordare infinite “guerre” tra fan sostenenti innumerevoli teorie e speculazioni straordinariamente complesse.
Mutuando la terminologia dell’esegesi biblica (e già questo vi fa capire quanto seriamente i veri fan prendano a cuore la questione) è stato definito un codice per definire ciò che fa parte della storia, ciò che è sub-creativamente “vero”, e cosa no:

  1. Canonico in senso stretto: ciò che è direttamente contenuto nella narrazione. Deve essere considerato da tutti i fan come “vero” (come dire: depositum fidei!). Le teorie non possono contraddire gli elementi del canone, altrimenti sono errate.
  2. Canonico in senso ampio: ciò che è “rivelato” dall’autore al di fuori dell’opera (interviste, etc.). Deve essere considerato “vero”, a meno che non contraddica ciò che è canonico in senso stretto (per imprecisioni o ripensamenti dell’autore). Per dirla con un’analogia, il canonico in senso stretto è Scrittura, il canonico in senso ampio è Tradizione e Magistero.
  3. Deutero-canonico: ciò che era stato precedentemente pensato per essere inserito nell’opera, ma poi per vari motivi non è più stato inserito. Se non contraddice la verità canonica, è preferibilmente da considerare vero, ma non è “obbligante”. Il deuterocanonico è un concetto tipico dell’esegesi ebraica (quando gli ebrei rimossero alcuni libri dell’Antico Testamento “troppo cristiani”) e protestante (quando Lutero rimosse alcuni libri dell’Antico e Nuovo Testamento “troppo cattolici”).
  4. Non canonico: teorie, fanfiction e apocrifi, pettegolezzi e spoiler non confermati, etc. Non è obbligatoriamente credendum: siamo in ambito di “libero esame” e tutti possono dire di tutto, più o meno convincente, e sostenere di avere ragione.
  • “Universo espanso”: non c’è accordo se faccia parte del livello 3 o del livello 4. L’universo espanso è quel fenomeno che si ha quando i produttori di una storia, avendo visto che il prodotto vende, producono ufficialmente altre storie collaterali che in qualche modo ampliano la storia stessa (es. tutti i romanzi ambientati nel mondo di Star Wars). Per dirla con un’analogia, sono “rivelazioni private”. C’è una specie di guerra di religione tra due scuole di pensiero, una per cui questo materiale è privilegiato e da considerare “vero” perché ha il bollino dei proprietari del copyright della storia, l’altra per cui questo materiale è solo una fanfiction particolarmente qualificata ma non obbliga a fan a considerarlo subcreativamente “vero”.

<

p style=”text-align:justify;”> Mi rendo conto che agli occhi di un non-fan può sembrare ridicolo anche solo il porsi tali questioni (“ma è tutto inventato! ma che ti frega?”), tuttavia i veri fan prendono la subcreazione molto sul serio. E fanno bene. Perché la natura umana è subcreatrice.
Nel nostro caso, il nome di Cooper è deutero-canonico, perché era nella prima sceneggiatura del 2008 che poi è stata modificata fino alla versione finale del 2014. Siccome però la sceneggiatura finale non dà un nome diverso, ma omette del tutto il dettaglio, il nome di Cooper è ancora “deutero-canonicamente vero” e può a buon diritto essere considerato subcreativamente “vero”.
Per approfondire:
http://lostpedia.wikia.com/wiki/Lostpedia:Canon
http://lostpedia.wikia.com/wiki/Category:Deuterocanonical

 

<

p style=”text-align:justify;”>Nota 2
Non voglio scandalizzare nessuno, ma dei due fratelli, quello che trovo più interessante dal punto di vista subcreativo è Jonathan, lo sceneggiatore. Chi ha visto la sua serie Person of Interest (fantascienza ma neanche tanto) non può non aver notato l’enorme quantità di allusioni religiose che permeano la storia. E ora sta lavorando sul fenomeno mondiale Westworld che è un’altra esplorazione del rapporto tra creatura e creatore.

10 pensieri su “Interstellar

  1. Wow! Mi era già piaciuto molto, ma questa rilettura è davvero sorprendente!
    Specialmente nel tuo schema:
    “Se
    Buco nero = morte
    come
    Amore = gravità
    Allora
    Singolarità nel buco nero = gravità estrema
    come
    mistero della morte = amore estremo”
    Ma come ti è venuto?

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  2. Ho visto il film due volte, poi ho comprato la sceneggiatura e l’ho letta con molta attenzione. Alla fine mi sono sorpreso io stesso a trovare che tutti gli elementi puntavano in questa direzione.

    Alla fine ho scoperto, quasi per caso, la chicca delle iniziali del nome. Sono quasi saltato dalla sedia…

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  3. gnos

    Altri indizi. L’avventura prende avvio con un drone impazzito a causa delle anomalie gravitazionali, la missione pubblica di Cristo inizia con il battesimo testimoniato da una colomba mandata da Dio e il drone è stato dirottato da Loro. La missione Lazarus aveva un equipaggio di 12 astronauti umani, uno di loro è un traditore. Nello script primitivo Cooper è una trinità, è padre, è figura cristologica, è spirito (ghost). Nello script finale è la figlia Murphy il Cristo, il padre parte quando lei ha 10 anni e a 33 anni riesce a salvare l’umanità. L’astronave che trasporta l’umanità sul pianeta della salvezza è l’Arca di Noè. Cooper e Brand sarebbero stati come Adamo e Eva se avessero intrapreso il Piano B.

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  4. La cosa del traditore fra 12 in effetti è interessante…

    Gli altri mi sembrano un po’ troppo tirati.

    Il calcolo degli anni attenzione, ci avevo pensato anche io, ma ai 23 anni persi sul pianeta di Miller devi aggiungere i 2 anni per arrivare dalla Terra al worm-hole vicino Saturno.

    Sulla wiki hanno fatto il calcolo e arrivano alla conclusione che Cooper parte quando ha 35 anni

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  5. Sai già che sono totalmente d’accordo con te.
    Salvo che per il ‘Loro’ che, a mio avviso, è il mistero Trinitario, tenuto ben nascosto da Nolan.
    La condizione di Cooper appare purgatoriale (una visione ancora non integrale di Dio, sottoposta a prove di purificazione in cui non è per niente marginale il ruolo del dialogo-preghiera con i viventi (Murphy).
    Il primo esempio sta nella trasmissione dei dati: è il momento in cui essi davvero dialogano e il beneficio è concreto ed evidente.
    Il secondo esempio è la comparsa di Cooper davanti alla figlia al momento della sua morte: lui viene ‘mandato’ a recuperare Brand (che, nel momento in cui arriverà, potrebbe essere già morta) sul pianeta di Edmunds.

    A proposito di metafore dantesche, anch’io sono sobbalzato, ieri, leggendo da un forum la traduzione in inglese dal francese dell’intervista data da Chris Nolan al mensile di cinema Premiere, a proposito del prossimo film in uscita, Dunkirk.

    Parlando dell’importanza della collocazione geografica nel suo film, Nolan risponde dicendo quanto qui incollo:

    NOLAN : Geography is an essential aspect of storytelling, it’s true. We tell so many things by anchoring a story in a place… It isn’t by accident that «Heart of Darkness» by Conrad is one of my favorite novels. It’s the purest form of geography and storytelling. Conrad never repeats himself, he sinks gradually into the depths of the human mind. Is it an inward journey or a trip out of oneself? That’s the real question Conrad is asking. And «2001» ! And Dante ! How to tell the trip? This is the main question of cinema; In any case the one that fascinates me the most. And when we care about place and geography in its relation to intrigue, then the analogy with the soul and the mind becomes obvious. «Dunkirk» speaks about a very special place that evokes the Bible squarely. In May 1940, the English were the Jews driven out of Egypt and driven back by the Red Sea. And in a Judeo-Christian civilization it adds a very strong level of mythology.

    Dante viene citato espressamente!

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    1. Sicuramente Nolan conosce Dante… sempre più interessante.

      Che “Loro” siano la divinità, a questo punto tutto è possibile, se ci sganciamo dalla teoria di Cooper… Sicuramente il rapporto tra vivi e morti è molto, non necessariamente “cattolico”, anche semplicemente religioso nel senso base del termine: i vivi pregano i morti, i morti sono ancora da qualche parte e aiutano i vivi.
      Eri tu che dicevi che Nolan ha avuto una educazione cattolica, se ricordo bene, anche se delle sue idee attuali non sappiamo molto (e poi in un certo ambiente culturale ormai davvero ci sono quelli che si nascondono).

      Mi piace

  6. lynn

    Complimenti per il post, analisi stupenda!
    Mi piace molto in particolare la tua interpretazione di “they”.
    Mi incuriosisce però un cambiamento fatto dalla sceneggiatura al film.

    Nella sceneggiatura che tu citi, Coooper dice che “they” sono “people, people who’ve evolved beyond the four dimensions we know …”
    Nel film, invece, dice “a people, a civilization that’s evolved beyond the four dimensions we know…”

    Insomma, da “people” in generale siamo passati a “a people”, un popolo, una civiltà. E’ un cambiamento piccolo, ma sembra voler confermare che in effetti sì, quei “they” sono proprio super-umani del futuro, forse non terrestri ma comunque “terreni”.

    O forse no? Mi interesserebbe molto la tua opinione, alla luce della tua analisi.
    Anch’io come te fatico a credere nell’ipotesi che il film escluda a priori la trascendenza.

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    1. Grazie.

      Sono sempre le parole di Cooper. Sì, lui è convinto che sia una civiltà del futuro. Ma il film in sé non conferma questa tesi. Resta un mistero, un po’ come il monolite di 2001 (che nel libro di Clarke sono alieni, nel film… MISTERO MISTERIOSO)

      Interstellar gioca molto sul simbolico e perciò è possibile che a una immanenza nel senso letterale corrisponda una trascendenza nel senso anagogico.

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      1. lynn

        Interessante. In merito alla doppia chiave di lettura mi viene in mente un altro dettaglio: la musica d’organo. In un’intervista Hans Zimmer spiegava la scelta dicendo che l’organo, nella sua elaborata perfezione, per lungo tempo è stato il macchinario che rappresentava la vetta più alta dell’ingegno umano, proprio come le astronavi di Interstellar. Secondo Zimmer, quindi, era lo strumento che meglio si prestava allo scopo che lui e Nolan vedevano per il film: celebrare la scienza.
        Questa celebrazione della scienza però ha ben poco di scientistico (come tu fai notare nel post). E dubito che a Nolan, che ha ricevuto un’educazione cattolica, potesse sfuggire la connotazione liturgica e sacrale dell’organo.
        È un film strano Interstellar, che sembra chiuso in se stesso come una serie di scatole cinesi, e al tempo stesso sembra sempre voler rimandare “oltre”.
        Devo riguardarlo.

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