L’Opzione Benedetto e l’Opzione Seldon

Astratto

Un parallelismo tra l’Opzione Benedetto di Rod Dreher e la strategia di Hari Seldon, il fondatore della “psicostoria” nel Ciclo delle Fondazioni (famosa saga di fantascienza) di Isaac Asimov. In fondo, l’Opzione Guareschi.

Lo scopo di questo post non è fare un’analisi completa del libro di Dreher. Ho appena iniziato a leggerlo e non ne ho ancora conoscenza diretta, benché possa ormai dire di averne una certa conoscenza indiretta, visto che se ne parla diffusamente e riceve elogi da fonti che considero autorevoli (per esempio, qui ne ho trovato una sintesi ben fatta). Dunque spero che le considerazioni a seguire non saranno così peregrine, comunque se sbaglio mi correggerete.

Quel che qui vorrei fare è abbozzare un parallelo, tracciando somiglianze e differenze, tra la proposta di Dreher e quella che per analogia chiamerò l’Opzione Seldon. Non è un parallelo così balzano, poiché entrambe le “opzioni” partono da una comune ascendenza cioè il richiamo alla caduta dell’Impero Romano. Penso che questo parallelo possa essere utile per capire bene cosa deve essere l’Opzione Benedetto, e soprattutto cosa non deve essere.

ciclo-fondazioni

In estrema sintesi: il ciclo delle Fondazioni di Asimov è una famosa saga di fantascienza ispirata al libro “Declino e Caduta dell’Impero Romano” di Gibbon (l’illuminista Asimov ne riprende toto corde i postulati moderni e laicisti). È ambientato in un futuro lontanissimo in cui l’umanità ha colonizzato migliaia di pianeti ed è organizzata in una sola entità politica, l’Impero Galattico. L’Impero esiste da così tanto tempo che gli uomini lo ritengono eterno; tuttavia è ormai in decadenza cronica e irreversibile. La trama inizia quando il geniale Hari Seldon inventa la “psicostoria”, una complessa matematica sociologica che produce previsioni altamente attendibili su scala globale. Seldon scopre che l’Impero non è eterno, crollerà tra pochi secoli e sarà seguito da un Medioevo intergalattico che durerà decine di migliaia di anni, un’epoca oscura di terribile barbarie (e certo, il Medioevo…). Tuttavia Seldon grazie alla psicostoria può non solo prevedere ma anche “aggiustare” il futuro, come un’equazione di cui si possono cambiare le variabili, pianificando una serie di eventi in un Piano di lunghissimo termine che ridurrà il Medioevo a soli mille anni. I romanzi di Asimov coprono secoli di narrazione di questo “medioevo sf” e seguono le vicende della Fondazione, la comunità creata da Seldon, la quale passando attraverso diverse fasi e diverse crisi, ciascuna segnata da una particolare congiuntura (l’uso politico della religione, il commercio…), esegue il Piano ed è destinata a diventare l’entità che riporterà pace e ordine nell’universo: il Secondo Impero Galattico.
(superfluo evidenziare i pregiudizi illuministi e pure un po’ marxisti di questa storia; già immagino qualche cattolico sdegnoso che storce il naso; tuttavia io sono abituato a leggere tutto ed ad applicare “il crivello di San Paolo”, cioè vagliare ogni cosa e trattenerne il valore)
Uno dei miei brani preferiti è questo. All’inizio del libro, Seldon è convocato in tribunale. Le sue manovre per creare la Fondazione portano il potere politico a sospettare l’organizzazione di un esercito parallelo e il tentativo di un colpo di stato (l’ennesimo, in questi tempi di decadenza). Difendendosi da queste accuse, per la prima volta Seldon afferma pubblicamente che l’Impero sta per crollare e bisogna prepararsi a ciò che verrà dopo. Nell’aula si scatena il caos. Per il potere politico questo non è semplicemente tradimento, è bestemmia: l’Impero è eterno, dogma, punto. Seldon è punito con l’esilio sul più isolato e remoto pianeta dell’universo (“all’altro capo della Galassia”) e la sua comunità è privata di qualsiasi forza bellica, ridotta a un semplice agglomerato di scienziati che lavorano a un progetto astruso, un’Enciclopedia Galattica che deve riassumere per i posteri lo scibile umano. Ma ecco che con un colpo di scena narrativo si scopre che tutto è andato esattamente come voleva Seldon: il processo e l’esilio facevano parte del Piano. La sua comunità “doveva” nascere nell’isolamento e nella lontananza, debole e povera, perché altrimenti sarebbe stata considerata un pericolo e subito distrutta dall’Impero morente ma non ancora morto. La forza militare verrà dopo, ma prima dovranno essere consolidate virtù più importanti, in primo luogo la conservazione del sapere.

Ora proviamo a enucleare alcune caratteristiche di questa Opzione Seldon:

  • la capacità di capire, e ancor più di accettare psicologicamente, che la struttura politica in cui viviamo finirà presto; può essere un “presto” relativo, su scala di secoli, ma è inevitabile; bisogna prepararsi al “dopo”;
  • la strategia di lungo periodo; in una storia che ha la pretesa di abbracciare i millenni, accanto alle costanti che non cambiano mai, ci sono le variabili che cambiano a seconda delle circostanze; è necessario saper distinguere le une dalle altre;
  • la disponibilità ad essere “deboli”, in attesa di diventare “forti”, nella consapevolezza che la “forza” è inutile se mancano virtù più importanti.

A me sembra che queste caratteristiche debbano far parte anche dell’Opzione Benedetto. Con qualche precisazione da fare.

Dreher paragona l’attuale situazione alla caduta dell’Impero Romano e al Diluvio Universale: non necessariamente la fine del mondo, bensì la fine di “un” mondo e di un modo di vivere. Inoltre fa ampio riferimento al libro Dopo la virtù del filosofo Alasdair McIntyre, che nel 1981 anticipava certe sue conclusioni:

La situazione somiglia a quella dei secoli bui del declino dell’impero romano, in cui la svolta ci fu nel momento in cui «uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’imperium romano e smisero di identificare la continuazione della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale imperium». Ci fu chi allora – come San Benedetto – costruì forme locali di comunità che conservarono la civiltà, la vita morale e intellettuale attraverso i secoli oscuri che incombevano, e questa è la figura storica che può indicare anche a noi la strada.

La mia domanda è: quando diciamo che è alle porte la fine di “un” mondo, che ormai è inutile continuare a puntellare, di “quale” mondo stiamo parlando? Soltanto della civiltà cristiana o di tutta la civiltà occidentale?
In altre parole: ora che la civiltà occidentale è radicalmente diventata post-cristiana e addirittura anti-cristiana, ha ancora la forza di sopravvivere? A quale “dopo” dobbiamo prepararci? Sopravvivere per un tempo indefinito in una società occidentale post-cristiana, oppure resisterle per un “breve” periodo e poi, quando sarà sicuramente crollata, affrontare lo scenario successivo?
È una domanda fondamentale, perché ciascuno di questi scenari implica una diversa “strategia di lungo periodo”.

La mia personale risposta, per quel che vale, è semplice e brutale. Non penso che la società occidentale post-cristiana possa continuare ancora a lungo; salvo mutamenti letteralmente miracolosi, per i quali si può sperare, ma che in quanto tali non sono nell’ordine della normalità. I motivi sono conosciuti e non c’è neppure bisogno di perdersi in lunghe analisi: crollo demografico, aggressività islamica, disoccupazione fisiologica, svuotamento della democrazia in favore della epistocrazia; e soprattutto la diffusione di una forma mentis irrazionale, un radicale soggettivismo che svaluta la stessa realtà oggettiva, di cui il gender è solo il sintomo più eclatante. Su ciascuno di questi elementi sono stati scritti molti libri poco letti, perciò salto subito alla conclusione. Una tale società non è vitale e non può durare. Adesso va avanti solo per inerzia, come quelle nobili famiglie decadute che fanno la bella vita sprecando le risorse accumulate dagli antenati, e non vogliono neppure pensare a cosa succederà quando il patrimonio sarà finito.

In un brano della Fondazione, quando Seldon spiega sinteticamente la situazione ai suoi discendenti, dice pressappoco: “Ormai non possiamo più salvare l’Impero, e neppure lo desideriamo, perché esso ha perduto la forza e i valori di un tempo”.
Ecco, noi siamo nella stessa situazione. Perchè continuare a puntellare? Perchè sforzarsi di salvare la civiltà occidentale, se essa ha perso quasi tutto che la rendeva tale?

Questa consapevolezza può aiutare anche a far piazza pulita di un equivoco che qua e là vedo sorgere, cioè che l’Opzione Benedetto sia una sorta di fuga dal mondo nel senso di resa al mondo, di rinuncia definitiva alla missione evangelica.
A me sembra che non sia così, perché non si tratta di una resa bensì di una ritirata strategica; ovvero, non un programma da osservare nei secoli dei secoli, ma una risposta straordinaria a una situazione altrettanto straordinaria.

Non so se Dreher abbia mai letto il Don Camillo di Giovannino Guareschi; mi sembra però che il nucleo dell’Opzione Benedetto coincida esattamente con quello che il Cristo crocifisso rispondeva a Don Camillo in uno dei loro ultimi dialoghi (Don Camillo e don Chichì, pubblicato nel pieno della confusione postconciliare):

Don Camillo spalancò le braccia [rivolto al crocifisso]: “Signore, cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?”.
“Don Camillo, perché tanto pessimismo? Allora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”.
“No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pudore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui parlavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne […] Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”.
Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla intatta.

Ecco, per così dire, l’Opzione Guareschi. La piena del fiume non è per sempre. Il contadino sa per saggezza atavica che il fiume in piena non è lo stato naturale del fiume, bensì una condizione eccezionale. La terrà tornerà e paradossalmente (ex malo bonum) lo stesso limo del fiume l’avrà resa più fertile ancora. Ogni persecuzione è solo semente di nuovi cristiani.

Purché sia salvato il seme.

17 pensieri su “L’Opzione Benedetto e l’Opzione Seldon

  1. Prevedibile contenuto e prevedibile soddisfazione nel leggerlo, le due cose non vanno tanto facilmente assieme!
    Oltretutto quando la prospettiva è tutt’altro che rassicurante.
    Ma a volte ci si accontenta di guardarsi in faccia tra pochi pazzi e dire “Ok, non siamo pazzi”.

    Detto questo, mi interesserebbe capire cosa Dreher propone di concreto.

    Mi piace

    1. Ok, non siamo pazzi…

      In realtà basta guardare con lucidità il trend demografico. Basta quello a capire che, se non cambia tutto, l’Occidente è condannato. Ma la cosa più difficile è accettare lo shock del crollo.

      Cosa Dreher proponga di concreto, finora non lo so ma sono solo al 3° capitolo. Tu lo hai letto?

      Piace a 1 persona

  2. Celia

    Ce l’ho tra i desiderata – tra l’altro il nostro sistema bibliotecario consente di creare degli “scaffali” personalizzati, e il mio primo l’ho chiamato appunto così.
    Lo sto pregustando, anche grazie alle parole che ci hai speso.

    Mi piace

      1. Celia

        Ah, no no… intendevo che l’ho chiamata “Desiderata” 😉
        Così oltre a farne un elenco per me ho già pronto un abbozzo di lista online, e mi basta cliccare prenota per averli.

        Mi piace

  3. Ho appena finito di leggerlo. Tendenzialmente il mio giudizio è positivo, con qualche perplessità minore. Peraltro molti dei “consigli pratici” che dà sono cose che già si sentono in vari movimenti laicali.

    perplessità:

    parla di “ortodossia” dandola per presupposta, senza mai spiegare cosa è. Immagino che questo sia necessario per rivolgersi a quelli che lui chiama “ortodossi” di tutte le confessioni, cattolici, protestanti, ortodossi (nel senso di orientali). Così però resta qualcosa di incompleto.
    si vede che l’autore è americano e pensa da americano in tante cose. Non è detto che tutto quello che dice in riferimento all’esperienza americana sia immediatamente traducibile in Europa.
    Omette completamente il problema dei laici che si ritrovano con un clero in cui l’apostasia ha raggiunto dimensioni epidemiche. Immagino che essendo un problema cattolico non volesse parlarne in un libro rivolto anche agli “altri”. Però per i cattolici questo è un problema anzi IL problema.

    Piace a 2 people

  4. Articolo interessante e ben scritto, come tuo solito. Peccato che ci hai fatto aspettare parecchio dall’ultimo…
    Vengo al dunque, premettendo che di Asimov lessi qualcosa da ragazzo, e la mia “libreria è andata perduta; Guareschi è Guareschi, e Opzione Benedetto di Dreher non l’ho ancora tra le mani, anche se nell’internet grosso modo si è capito tendenzialmente il libro dove vada a parare.
    Ti chiederai: ma con queste premesse cosa ha Ubi da commentare?
    Da quello che si legge in giro del libro. da quello che si legge in giro per i siti come “idea” generale di “moda”, e da un passaggio che ricorre anche in questo articolo, mi sembra che si veicoli, si voglia veicolare, l’idea -di fondo- che: civiltà occidentale = cristianesimo.
    La cosa non mi trova assolutamente d’accordo! Forse, entro certi -corposi- limiti è vero il contrario, cioè cristianesimo = civiltà occidentale
    Dato che è tardi, e la cosa credo vada -da parte mia- ancor meglio meditata, mi riprometto di intervenire nei giorni a seguire con un commento, magari “corposo”, poichè ritengo che la cosa meriti di essere bene analizzata.
    Porgo un cordiale saluto a te e a tutti.

    Piace a 1 persona

    1. Non penso che Dreher voglia far passare l’equazione occidente = cristianesimo. Anche perché occidente era anche la cultura classica, greca e romana, che il cristianesimo ha ereditato e che Dreher propone di recuperare nell’educazione.
      Casomai la sua idea, se ho capito bene, è: il cristianesimo è un fondamento dell’occidente, tolto quello, la civiltà occidentale crolla oppure diventa qualcosa di completamente diverso da ciò che era prima.

      A mio avviso non si possono fare facili equazioni perché il cristianesimo è una religione universale; mentre l’Occidente è una civiltà, una cultura che al suo interno comprende molte cose anche in guerra tra loro. Sono su due piani diversi e intersecati.
      Insomma esiste sicuramente e legittimamente un cristianesimo non occidentale; ed esiste da secoli un occidente non cristiano, che attualmente prevale e diventa la cultura occidentale dominante.

      Mi piace

      1. Io avevo premesso che non avevo letto il libro e mi rincuora molto la tua risposta.
        Sono molto prevenuto verso tutto ciò che viene dagli “States” -di cui ho la stessa simpatia che ho per il Demonio- e quindi temendo il pasticcio in salsa neo-con, avevo messo le mani avanti…

        Tu hai ben sintetizzato, risparmiandomi la fatica, quello che mi ero ripromesso di dire, col tuo breve ma incisivo “esiste da secoli un occidente non cristiano, che attualmente prevale e diventa la cultura occidentale dominante”.
        Ed è esattamente quella che viene dal mondo dello scisma e dell’eresia anglicana e luterana, con la perfida albione e la quarta Roma a fare da caporióne, coadiuvate dall’accozzaglia protestante dei paesi centro-nord-europei.
        Il “problema è che quella “cultura” è ormai diventata “religione” dai ferrei dogmi. Un “cristianesimo, quello protestante declinato in tutte le sue sette e frammenti, in cui di “cristiano” non c’è nulla, nulla proprio.
        Dogmi a cui sta cedendo anche l’attuale corso del cattolicesimo “dialogante” con a capo il suo campione, papa Francesco I.

        Mi piace

      2. In realtà Dreher mi sembra più “anti-neocon”, infatti lancia diverse frecciate contro i cristiani i quali ritengono che la massima testimonianza di vita cristiana sia votare il Partito Repubblicano… e poi vanno in cabina elettorale con più entusiasmo, e forse anche maggiore frequenza, di quanto vanno alle funzioni religiose.

        Mi piace

  5. Mi auguro non sia liberal-con …
    Comunque scusami, il problema sono io, che ho come fumo negli occhi tutto ciò che abbia, seppur il più vago, sentore di stelle e strisce (pensa che pur piacendomi nello stile e per il contenuto delle sue dichiarazioni e in quanto cappuccino, diffido anche di Mons. Chaput).

    Mi piace

    1. Beh sinceramente mi sembra un atteggiamento troppo estremo ed anche ” non cattolico” nel senso strettamente etimologico della parola (universale).

      Peraltro la divisione geopolitica principale del prossimo futuro non sarà tra una nazione e l’altra, ma tra le nazioni e il globalismo uniformatore.

      Piace a 1 persona

  6. poemen

    Guareschi…ma anche Ratzinger (che mi sembra sia anche citato da Dreher) nel 1969:

    “Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la Fede al centro dell’esperienza. Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti. Allora la gente vedrà quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto. A me sembra certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si deve fare i conti con grandi sommovimenti. Ma io sono certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la Chiesa del culto politico, che ha già fatto fallimento con Gobel, ma la Chiesa della fede. Certo essa non sarà mai più la forza dominante della società, nella misura in cui lo era fino a poco tempo fa. Ma la chiesa conoscerà una nuova fioritura ed apparirà agli uomini come la patria, che ad essi dà vita e speranza oltre la morte”.

    Piace a 1 persona

  7. poemen

    A me il libro è piaciuto e sto anche seguendo il blog di Dreher. Fra l’altro, ho finalmente avuto modo di andare a Norcia a conoscere i benedettini di cui parla nel libro (ho acquistato la loro ottima birra e preso la Messa solenne vetus ordo da loro…ma questi sono “trivia” 🙂 ).

    Concordo che la civiltà occidentale post-cristiana non possa durare a lungo. Ha segato il ramo su cui stava seduta. Per come l’ho capita io, l’opzione Benedetto consiste nel creare forti legami interpersonali (non necessariamente isolandosi dal resto del mondo), creare delle comunità di fede molto coese, disposte a sacrificare agi e anche altro pur di conservare la loro identità, disposte a ricorrere all’educazione parentale pur di non lasciare educare i loro figli a chi si oppone a tale identità, disposte ad aiutare i fratelli che dovessero perdere lavoro o cadere in disgrazia a causa della loro fede, etc. Mi vengono in mente i cristiani nell’antica Roma imperiale pre-costantiniana, ad esempio. Dreher fa l’esempio dei Tipi Loschi di San Benedetto del Tronto (esperienza che, fra l’altro, nasce da membri di CL) e della Scuola Chesterton.

    Piace a 2 people

  8. Caro poemen ben ritrovato…

    La tua sintesi è corretta. Ciò di cui parla Dreher non è una semplice riproposizione tale e quale di quello che furono i monasteri benedettini. Se lo fosse, servirebbe a ben poco, perché quel momento storico è passato.
    Peraltro forse in un certo senso il libro è “sopravvalutato” perché quella di Dreher è una proposta work in progress, un esperimento in corso, e il libro nasce da circa 10 anni di discussioni e viaggi. Non è una “teoria” ma la descrizione di una “esperienza”.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...