Una piccola correzione filiale

Le due forme di ipotesi: il dubbio effettivo e il what if. Esortazione al professor Radaelli a chiarire il senso delle sue accuse a Ratzinger. Necessità e convenienza dell’Incarnazione in San Tommaso. La Costituzione dogmatica Cum quorundam hominum. Mia opinione.

Professor Radaelli,

premessa la mia riconoscenza per il dono che mi avete voluto fare, inviandomi in regalo il vostro libro dopo che lo avevo criticato, e tralasciando per brevità tutta una serie di considerazioni ulteriori, mi esprimo immediatamente sul più urgente e “bruciante” dei problemi: la negazione del concepimento verginale che voi attribuite a Ratzinger. Problema bruciante  in quanto tange direttamente l’onore della nostra Madre.

Breve cronologia per orientare il lettore:

  • Ratzinger (di seguito lo nomino sempre “Ratzinger”, perché qui rileva come teologo, è accidentale che poi sia stato anche cardinale e Pontefice) pubblica nel 1968 il suo libro “Introduzione al cristianesimo”;
  • Radaelli pubblica nel 2017 il suo libro “Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo” nel quale accusa Ratzinger di svariate eresie contenute nell’Introduzione;
  • Radaelli pubblica una sintesi del suo libro, Dove Gesù dice bianco, Ratzinger dice nero”, ove riassume cinque esempi delle eresie di Ratzinger; il quinto esempio consiste nell’accusa a Ratzinger di ipotizzare la non verginità della Madonna;
  • Dopo aver letto la sintesi, il sottoscritto pubblica un post Analisi dell’eresia ratzingeriana alla luce dell’ateismo tomista” dove prende le difese di Ratzinger e critica gli argomenti di Radaelli;
  • Radaelli pubblica Il Ratzingerismo. Sfumature o reticenze? in replica alla mia critica.

Il cuore del problema, Professore, è che voi operate una confusione tra due diverse modalità di periodo ipotetico:

  1. non sono sicuro che sia avvenuto effettivamente l’evento X, ed ipotizzo che forse sia invece avvenuto l’evento Y;
  2. sono proprio sicuro che sia avvenuto effettivamente l’evento X, ma ipotizzo un “what if” su cosa sarebbe successo se fosse invece avvenuto l’evento Y.

L’ipotesi fatta da Ratzinger è chiaramente una ipotesi della seconda categoria. Anzi, il brano di Ratzinger (in nota 1 il testo) non contiene neppure chissà quale “what if” particolarmente elaborato; dedica all’argomento una semplice frase incidentale, “la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata qualora Gesù fosse nato da un matrimonio umano”, inserita in un ragionamento avente tutta un’altra direzione (spiegare la differenza tra mito pagano e fatto cristiano). In effetti non sono neppure sicuro che lui considerasse davvero “teoricamente possibile” una Incarnazione non verginale, perché quella frase lì, scritta come è scritta, serve solo a spiegare che Gesù non è come Ercole ed Achille (incidentalmente, voi accusate Ratzinger del contrario, di considerare la nascita di Gesù “un mito come tanti”, il che è un altro errore).
Siete voi, Professore, che avete preso quella frase, l’avete strappata dal contesto e l’avete gonfiata fino a trarne conclusioni invereconde; avete costruito un Ratzinger-feticcio che dice l’inverso del vero Ratzinger; e contro questo feticcio avete fatto fuoco e fiamme scagliando il vostro sacro furore e il vostro zelo amaro.
Come vi ho già detto, questo non è un buon modus operandi e va a vostro danno, perché vi espone al rischio di prendere lucciole per lanterne, e di veder diminuita la fiducia in voi da parte dei lettori.

Nel vostro libro, “Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo”, voi vi scagliate contro Ratzinger accusandolo di aver fatto una ipotesi “del secondo tipo”, cioè un “what if”, e lo criticate sostenendo che debba ritenersi necessario il concepimento verginale (in nota 2 il testo).
Ma nella vostra successiva sintesi, “Dove Gesù dice bianco, Ratzinger dice nero”, il problema è esposto in modo tale da dare l’impressione al lettore che Ratzinger abbia fatto, non già un’ipotesi “what if”, ma proprio un’ipotesi nel primo senso, un dubbio effettivo (in nota 3 il testo).
Infine nel vostro ultimo articolo, “Il Ratzingerismo. Sfumature o reticenze?”, la confusione si aggrava allorché voi arrivate ad associare concettualmente le due forme di ipotesi: adesso sostenete che il dogma della Chiesa affermi non solo che il concepimento verginale è effettivamente avvenuto, ma anche che esso fosse teologicamente necessario; insomma la Chiesa avrebbe dogmatizzato che Dio non poteva incarnarsi in alcun altro modo, perciò sarebbe eretica anche un’ipotesi del tipo “what if”; a questa interpretazione del dogma voi arrivate anche attribuendo a San Tommaso la tesi di questa necessità teologica (in nota 4 il testo).

Ora, Professore, di seguito espongo gli argomenti per cui la vostra interpretazione e di San Tommaso e del dogma cattolico è errata: San Tommaso a proposito dell’Incarnazione non parla mai di necessità in senso stretto bensì di “convenienza”. Espongo anche i motivi per cui ritengo preferibile la tesi che il concepimento verginale, pur essendo il migliore dei modi in cui potesse avere luogo l’Incarnazione, non fosse l’unico (in breve: perché il sesso non è un male in sé).
Tuttavia, c’è una condizione sine qua non.
Io non vi contesto il diritto di criticare ciò che Ratzinger ha detto; tuttavia vi contesto la libertà di attribuirgli ciò che non ha detto, e di indurre per azione o per omissione i vostri lettori a fare altrettanto. Ratzinger ha fatto una ipotesi nel secondo senso, un “what if”; voi non potete dare ad intendere che abbia fatto una ipotesi nel primo senso, un dubbio effettivo.
Io non vi contesto il diritto di sostenere che il concepimento verginale fosse necessario, perché fin qui siamo nell’ambito della speculazione teologica, e questa è una vostra opinione che io reputo errata nel merito ma non tecnicamente eretica (e non escludo neppure del tutto che su questo abbiate voi ragione ed io torto); tuttavia vi contesto la libertà di presentare come coincidente la vostra opinione e il dogma cattolico: il dogma dice che il concepimento verginale è avvenuto, ma non dice che per Dio fosse impossibile disporre diversamente.
Io vi contesto il fatto che, come ho constatato leggendo il forum Chiesa e post concilio, in questo momento e per responsabilità vostra ci sono persone (non so se poche o molte ma anche una sola è troppo) le quali ritengono che Ratzinger abbia offeso l’onore della Vergine, insinuando il dubbio che non sia stata tale. Cioè ritengono che Ratzinger abbia fatto proprio una ipotesi nel primo dei due sensi esposti.

Questa è una calunnia, non so come altro definirla, ed è molto grave.

Perciò vi sottopongo questa, per così dire, correzione filiale (dico filiale e non fraterna per rispetto all’età e al titolo) e vi esorto a chiarire pubblicamente presso il vostro seguito di lettori che, sebbene voi accusiate Ratzinger di una notevole quantità di misfatti intellettuali, non lo state accusando di questo: di aver dubitato dell’effettivo concepimento verginale.
Vi esorto a chiarire pubblicamente che “l’ipotesi” di cui egli parlava, che voi contestate, rientra sotto la seconda e non sotto la prima delle due categorie summenzionate: un “what if”, non un dubbio effettivo.
Criticatelo pure, questo “what if”; ma criticate quello che Ratzinger dice, non quello che non dice.

Vi avverto in carità e verità che se voi non ponete riparo al vostro errore, se non contribuire a dissipare la calunnia che avete messo in circolazione, ne sarete chiamato a rispondere il giorno del vostro giudizio particolare. Al quale vi auguro di arrivare nella migliore delle disposizioni d’animo, e in vista del quale mi ricordo di voi nelle mie preghiere.

Avete un obbligo morale e avete l’occasione di dare esempio di onestà intellettuale: non sprecatela, per il vostro bene.


Necessità e convenienza dell’Incarnazione in San Tommaso

San Tommaso parla del concepimento verginale nella III Parte, argomento 28, 1 articolo, ed illustra quattro ragioni di “convenienza”, usando proprio questa parola.

Anche Radaelli cita queste quattro ragioni nel suo ultimo articolo, tuttavia le usa per attribuire a Tommaso la tesi che

“Dio non aveva dinanzi a Sé una gamma di possibilità più o meno miracolistiche tra cui scegliere la più conveniente: il concepimento verginale della Madre di Gesù era necessario, indispensabile, inevitabile”

Questa tesi però è contraddittoria rispetto al testo della Summa, proprio perché la parola “conveniente” è usata da Tommaso stesso. Ma a questo punto si deve capire cosa intenda Tommaso per “conveniente”.

Padre Tito Centi, curatore di una esemplare Nuova Edizione della Summa liberamente disponibile in pdf, nella sua introduzione alla III parte scrive che San Tommaso

si rifiuta di parlare di una necessità pura e semplice dell’incarnazione — in quanto non possiamo mettere dei limiti all’onnipotenza di Dio e costui poteva salvarci in tutt’altro modo —, egli piuttosto cerca le ragioni di convenienza che possono aiutare a percepire qualcosa dell’incomprensibile amore che ha spinto Dio a un tale estremo.

La differenza tra necessità in senso stretto e convenienza è spiegata da Tommaso all’inizio della III Parte, nel 1 argomento, 2 articolo “Se l’incarnazione del Verbo di Dio fosse necessaria per la redenzione del genere umano”:

A un fine può essere necessario un mezzo in due modi: o così che senza di esso non si possa ottenere il fine, com’è necessario il cibo alla conservazione della vita umana; o così che il mezzo agevoli il raggiungimento del fine, com’è necessario un cavallo per un viaggio.
Ebbene l’incarnazione di Dio non era necessaria per la redenzione della natura umana nel primo modo, potendo Dio redimerci con la sua onnipotenza in molte altre maniere. L’incarnazione era invece necessaria per la redenzione umana nel secondo modo. Di qui le parole di S. Agostino: “Dimostriamo che a Dio non mancavano altri mezzi, perché tutto sottostà ugualmente al suo potere; ma non ne ebbe un altro più conveniente per sanare la nostra miseria”.

(N. B. l’esempio pratico del cibo e del viaggio è molto utile: Tommaso fa sempre esempi bellissimi, tratti dall’esperienza concreta di tutti i giorni, con i quali ci fa capire i concetti più astratti e sublimi)

L’accortezza tomista di evitare ogni limitazione all’onnipotenza divina appare anche nel 1 argomento, 3 articolo, dove Tommaso specula sull’interrogativo simmetrico “Se Dio si sarebbe ugualmente incarnato nel caso che l’uomo non avesse peccato” e, pur ritenendo preferibile l’opinione che Dio non si sarebbe incarnato, non esclude la possibilità opposta:

Ci sono in proposito opinioni diverse. Alcuni dicono che il Figlio di Dio si sarebbe incarnato anche se l’uomo non avesse peccato. Altri invece affermano il contrario. E quest’ultima opinione pare che sia da preferirsi. Le cose infatti che dipendono dalla sola volontà di Dio, al di sopra di tutto ciò che è dovuto alle creature, non possono venire alla nostra conoscenza se non attraverso la Sacra Scrittura, nella quale la volontà divina ci è manifestata. Siccome dunque nella Sacra Scrittura il motivo dell’incarnazione viene sempre posto nel peccato del primo uomo, meglio dire che l’opera dell’incarnazione fu disposta da Dio a rimedio del peccato, in modo che se non ci fosse stato il peccato non ci sarebbe stata l’incarnazione. La potenza di Dio però non è racchiusa in questi limiti: Dio infatti si sarebbe potuto incarnare anche se non ci fosse stato il peccato.

Poiché Tommaso è così attento ad evitare ogni limitazione all’onnipotenza divina, non è lecito attribuirgli il pensiero opposto e fargli dire che Dio “non poteva” disporre che l’Incarnazione avvenisse in modo diverso, con una normale copula sessuale. Altrimenti si fa torto a Tommaso, si fa torto alla verità, si fa torto a Dio.


Costituzione dogmatica Cum quorundam hominum

Paolo IV il 7 agosto 1555 proclama la Costituzione dogmatica in cui afferma il concepimento verginale di Cristo.
Radaelli, nel suo ultimo articolo, interpreta il dogma nel senso che sia eretico anche solo ipotizzare un “what if”.
Tuttavia questa interpretazione eccede il testo, perché Paolo IV condanna

chi afferma che Gesù non è stato concepito nell’utero della beatissima e sempre vergine Maria in virtù dello Spirito santo, ma come gli altri uomini dal seme di Giuseppe… o che la stessa beatissima Vergine Maria non è vera Madre di Dio, e che non ha persistito nell’integrità della verginità sempre, vale a dire prima del parto, nel parto e dopo il parto, in perpetuo.

Il dogma afferma ciò che è stato, ma non si spinge così tanto “nella mente di Dio” da affermare anche ciò che poteva o non poteva essere, laddove Dio avesse diversamente disposto.


Mia opinione

Premessa: interrogarsi su ciò che non è stato, ma avrebbe potuto essere, non è obbligatorio. Si può legittimamente ritenere che l’interrogativo in quanto tale sia inutile e al di là del nostro intelletto.
Tuttavia, se proprio si vuole affrontare l’argomento, io (senza voler escludere del tutto la tesi contraria, e fatta salva la potestà della Chiesa di pronunciare l’ultima e definitiva parola) ritengo preferibile la tesi per cui Dio, se avesse voluto, avrebbe potuto disporre l’Incarnazione da una normale copula coniugale, nascendo da padre umano e madre umana – e senza che ciò ostacolasse, ovviamente, il suo essere vero Dio e vero uomo.

La modalità del concepimento verginale è stata la migliore, la più efficace, la più conveniente, per i motivi spiegati da San Tommaso; tuttavia Dio, che non è vincolato da alcun limite esterno e non è soggetto ad alcun obbligo, nella sua sovrana libertà avrebbe anche potuto scegliere una modalità meno efficace e meno conveniente, che sarebbe stata comunque “buona”.
Il concepimento verginale e il concepimento non verginale erano entrambi cosa buona; il primo era migliore del secondo; ma che il secondo fosse non-migliore non vuol dire che fosse anche non-buono.

Se si ritiene che Dio “non potesse” umanamente nascere da un rapporto sessuale, non solo si entra in conflitto con l’onnipotenza divina, ma si rischia seriamente di cadere nella concezione del sesso come un male in sé, come qualcosa di naturaliter peccaminoso e incompatibile con la santità. Ed in effetti questa concezione pare affiorare nel testo del libro di Radaelli, il quale ritiene la sola ipotesi della nascita divina tramite concepimento sessuale degna di un “conato tellurico e vomitevole”.

Questa concezione del sesso come male intrinseco, tuttavia, oltre ad essere in contrasto con la teologia del corpo insegnata da San Giovanni Paolo II (ma mi rendo conto che questo argomento è inefficace verso i tradizionalisti più hardcore), genera tutta una serie di problemi logici di non poco conto.
Se il sesso è male intrinseco, perché Dio crea l’uomo e la donna prima della caduta?
Adamo ed Eva, se non fossero caduti, si sarebbero riprodotti per via non sessuale?
Adamo ed Eva ebbero rapporti sessuali prima della caduta?
I coniugi cattolici che hanno rapporti sessuali commettono un peccato?
Il matrimonio è incompatibile con la santità? Per essere canonizzati santi è necessario aver abbracciato lo stato di verginità consacrata?
Ma se il sesso è peccato, allora è inevitabile, perché non vi può essere generazione umana in nessun altro modo: allora Dio ci mette in condizione inevitabile di peccare?
Dunque Dio vuole da noi il male?

Insomma, se si accetta la tesi sesso = peccato, si entra in un ginepraio di contraddizioni insolubili.
Accettare la possibilità del concepimento sessuale per ipotesi, per “what if”, consente di evitare queste contraddizioni e rispettare l’onnipotenza di Dio. E consente anche di recuperare una nozione positiva del sesso coerente con una sana teologia cattolica,  come ha fatto San Giovanni Paolo II con la teologia del corpo.

Infine, accettare questa ipotesi non sminuisce in nulla l’onore della Vergine, anzi lo esalta: perché questa “non necessità”, questa assenza di determinismo, non fa che aggiungere ulteriore merito e gloria al suo libero, coraggioso, santo e corredentore .


NOTE

Nota 1

Testo di Ratzinger dal suo libro Introduzione al cristianesimo:

“Gesù non è mezzo Dio e mezzo uomo, ma interamente Dio e interamente uomo. Il suo essere Dio non comporta una sottrazione al suo essere uomo. Questa è stata la strada seguita da Ario e da Apollinare, i grandi eretici dell’antica chiesa. Contro di essi venne energicamente difesa l’intatta integrità della natura umana di Gesù, rifiutando l’assimilazione del racconto biblico al mito pagano del semidio generato dalla divinità. La figliolanza divina di Gesù non poggia sul fatto che Gesù non abbia alcun padre terreno; la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata qualora Gesù fosse nato da un matrimonio umano. La figliolanza divina di cui parla la fede non è un fatto biologico, bensì ontologico; non è un processo avvenuto nel tempo, bensì nell’eternità di Dio: Dio è sempre Padre, Figlio e Spirito; il concepimento di Gesù non significa che nasce un nuovo Dio-Figlio, ma che Dio, in quanto Figlio nell’uomo-Gesù, attrae a sé la creatura uomo tanto da essere lui stesso uomo.
(pagine 265 e 266)

Nota 2

Testo di Radaelli dal suo libro “Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo” (confido che l’Autore consenta questa breve citazione):

«Il Bavarese sostiene che “la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata qualora Gesù fosse nato da un matrimonio umano» ma ciò non è vero, è una bestemmia,
– prima di tutto perché a chiunque abbia un minimo di consapevolezza di cosa possa voler dire “ricevere un figlio da Dio”, proprio da Lui, direttamente da Lui, dico, pur in un’arcana unione delle due del tutto “inconpossibili” nature, e ho detto tutto, a costui, dico, verrebbe il voltastomaco al solo pensare che una donna, una vergine, una fanciulla, per imperscrutabile grazia raccolta nella nube di simili altissime, incandescenti e ineffabili attenzioni, possa aver avuto anche solo un fremito, o aver ricevuto un minimo tocco di amore umano, fosse anche il più casto, come certo avrebbe potuto essere quello di Giuseppe, figuriamoci se poi avesse dovuto realizzarsi, questo tocco umano, in ciò che pur sarebbe stato necessario avvenisse affinché fosse concepito un essere umano, il Bambinello: inaccettabile è dir poco, e invoco san Bernardo Chiaravalle perché sappia far intravedere  a chiunque legge queste righe il giusto fremito di raccapriccio da avere, cioè il conato più tellurico e vomitevole;
– in secondo luogo, proprio per quel che lo stesso Tubinghese sostiene per primo riferendo dei mille miti religiosi in cui si racconta di “figli di Dio”, sicché si rendeva necessario tracciare un chiaro spartiacque tra, da una parte, falsi miti, vane dicerie e più o meno turpi sogni, e dall’altra, la decisa e forte realtà, e l’unico spartiacque realistico da tenere è non permettere in alcun modo che “un matrimonio umano” possa originare una discendenza divina. Come? Facendo svolgere i fatti come si sono svolti, e dandone prova come Dio ha voluto darne prova»
(pag. 310)

Nota 3

Citazione da Dove Gesù dice bianco, Ratzinger dice nero:

Ma l’Evangelista (Mt 1,18-26) scrive: « Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe…
[segue lunga e pedissequa riproposizione del testo evangelico]
Ma tutto ciò è impugnato dal Professore Ratzinger, il quale ritiene invece erroneamente che « la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata qualora Gesù fosse nato da un matrimonio umano »

Nota 4

Citazione da “Il Ratzingerismo. Sfumature o reticenze?”:

Dunque è stabilito più volte dalla Chiesa essere eretico affermare quanto sostiene il Teologo di Tubinga sulla verginità di Maria anche solo per ipotesi, e quattro Papi e un Concilio dogmatico ammoniscono che ogni affermazione in tal senso cade sotto l’anàtema della Chiesa, anche contestualizzata in proposizione ipotetica (tempi verbali al condizionale, predicati dipendenti da atti in potenza), perché essa veicola una nozione di per sé eretica (che la ss. Trinità non sia intervenuta, o avrebbe potuto non intervenire, anche materialmente, nel concepimento biologico dell’uomo Cristo Gesù, figlio di Maria di Nazaret)

 

2 pensieri su “Una piccola correzione filiale

  1. Una piccola considerazione. Il concepimento verginale di Gesù è certamente il modo migliore in cui l’avvento di Cristo poteva accadere. Per una ragione molto semplice: è stato il modo che Dio ha scelto, e Lui non sceglie un di meno. Ma questo noi lo sappiamo solo a posteriori, quando riconosciamo anche l’incastrarsi di profezie e avvenimenti nei secoli a preparare e raggiungere quel risultato. A priori, nessuno poteva dirlo. Questo perché le vie di Dio non sono le nostre – e noi abbiamo molta meno fantasia.
    Come la Croce, anche l’Incarnazione è stata una sorpresa.
    in questo senso può essere chiamato necessità, ma solo per induzione.

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    1. Concordo ma con una postilla che può sembrare astrusa ma è fondamentale.

      Dio non sceglie un di meno, a meno che non sia per la libertà umana. Perché prende la nostra libertà sul serio, fino in fondo, e questa è l’unica cosa che può limitare la sua onnipotenza, non per un vincolo esterno ma perché questa è la regola che lui stesso si è dato. Fa parte del gioco.

      Non ricordo i dettagli, ma in una delle visioni che Santa Teresa aveva di Cristo, lei gli diceva riguardo a qualcosa chiedendogli perché era andata proprio in quel modo, invece che in un altro che sarebbe stato migliore, e lui le rispondeva “io volevo, Teresa… sono gli uomini che non hanno voluto”.

      Noi sappiamo che l’Incarnazione è andata in un certo modo ed era il modo migliore tra tutti i modi possibili. Ma non sapremo mai (in cielo forse) se c’era un altro modo, ancora più conveniente, ancora più “WOW”, che non è stato possibile perché qualcuno non ha detto o fatto ciò che Dio chiedeva fosse detto o fatto.
      Oppure, rovesciando l’ipotesi, mi viene in mente un tuo vecchio racconto molto “borderline”

      https://berlicche.wordpress.com/2007/12/14/laltra-maria/

      Cosa sarebbe successo se Maria avesse detto no? L’Incarnazione non sarebbe avvenuta? O forse sarebbe avvenuta in un normale matrimonio umano, e sarebbe stato un modo “peggiore”, ma sarebbe stato quello il modo che noi avremmo conosciuto e non avremmo avuto neppure la possibilità di concepire un modo diverso?

      Sono speculazioni forse troppo astruse, ma servono a rimettere a posto il nostro orgoglio e ricordarci che, per quante cose possiamo sapere, ce ne sono sempre molte di più che non sapremo mai, e quando si fa una tesi teologica, fino a che non è stata dogmatizzata dalla Chiesa, è sempre bene avere prudenza e umiltà.
      È con troppa sicurezza che Radaelli statuisce cosa Dio poteva o non poteva fare a proposito dell’Incarnazione. Troppa sicurezza. Siamo piccole creature in un mondo molto vasto.

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